Il Tirreno

Lucca

confindustria toscana nord 

Ecotassa più cara, protestano le aziende

«Paghiamo sempre di più, ma i termovalorizzatori in Toscana non ci sono e le discariche sono insufficienti» 

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lucca. «Molte imprese socie di Confindustria Toscana Nord sono raggiunte in questi giorni dalle comunicazioni delle discariche che li avvisano dell'aggravio di costi dell’ecotassa; le aziende stanno manifestando sconcerto e incredulità rispetto a un provvedimento che ha il sapore della beffa».

Tornano a protestare gli industriali lucchesi. Una protesta tutt’altro che sconosciuta: quella che riguarda, per dirla con le loro parole, «i termovalorizzatori che in Toscana quasi non ci sono; le discariche sono largamente insufficienti e autorizzate a recepire solo alcune tipologie di rifiuti industriali e non altri. Si dilatano i tempi per la definizione di modalità univoche per gestire la questione sottoprodotti e quindi ridurre la quantità di rifiuti. In questo quadro - continuano - l'ultima cosa che sarebbe legittimo attendersi è un aumento del tributo di smaltimento in discarica».

Una questione che era emersa anche alla conferenza stampa di fine 2018.

«La cosiddetta "ecotassa rifiuti" - aggiunge Confindustria Toscana Nord -, più propriamente il tributo speciale per i conferimenti in discarica, è un provvedimento di lungo corso: la legge nazionale che la istituì è del 1995 e successivamente le regioni, cui sono affidate l'esazione del tributo e le modalità per la sua applicazione, la recepirono ciascuna a suo modo, con i margini di discrezionalità consentiti dalla legge stessa. Le finalità del provvedimento sono apparentemente virtuose: si gravano di un tributo speciale i conferimenti in discarica per incoraggiare la minore produzione di rifiuti e per favorire altre modalità di smaltimento, meno impattanti dal punto di vista ambientale e orientate al recupero di materia ed energetico».

«Peccato però che siano sempre rimasti a metà strada i provvedimenti per disciplinare il riutilizzo degli scarti industriali e quindi per trarne dei sottoprodotti o materie prime secondarie (limitando quindi la quota di materiali da smaltire). E peccato anche che non tutte le regioni abbiano avuto politiche di investimento in impianti di smaltimento, soprattutto diversi dalle discariche, primi fra tutti i termovalorizzatori che scarseggiano in tutto il territorio nazionale e sono pressoché assenti su quello toscano. Anche per questo motivo c'era stato un atteggiamento prudente, da parte delle stesse autorità nazionali, rispetto agli aumenti del tributo: nel 2017 la legge di bilancio italiana li aveva bloccati per due anni. Non altrettanto però è avvenuto con la legge di bilancio 2019: gli aumenti sono applicabili e la Regione Toscana, che già oggi si colloca nella fascia alta dell'entità del tributo, li applicherà».

L'ecotassa, concludono gli imprenditori, «si applica a tutti i rifiuti solidi e ai fanghi cosiddetti palabili, conferiti in discarica e agli impianti di incenerimento senza recupero di energia; l'impatto è diversificato a seconda della tipologia di rifiuto, con casi di aumenti che possono raggiungere il 45%. Gli effetti si sentiranno anche sulla Tari sia delle imprese che dei cittadini stessi, visto che l'ecotassa grava anche sui rifiuti urbani e non solo sugli speciali». —



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