Finanza
Sequestro, Raffaelli ko davanti alla Cassazione
La suprema Corte annulla la sentenza di Appello che avevqa “liberato” i beni dell’imprenditore di Camporgiano
camporgiano. Tutto da rifare per il sequestro di una serie di immobili nei confronti dell’imprenditore Pietro Raffaelli (in passato anche presidente del Viareggio calcio), disposti come misura di prevenzione a seguito della presunta contiguità di Raffaelli con la criminalità organizzata. La Cassazione ha infatti annullato la sentenza della Corte di appello di Firenze la quale, a sua volta, aveva revocato la misura disposta nel 2016 dal Tribunale di Lucca per un valore di circa 16 milioni di euro. La suprema corte ha rinviato di nuovo la questione alla corte di Appello, che dovrà quindi ripronunciarsi tenendo conto dei rilievi mossi alla prima sentenza.
Il sequestro era stato eseguito dalla Guardia di Finanza in applicazione della normativa antimafia. Per l’accusa Raffaelli, che era stato condannato nel 2008 dal tribunale di Bari per associazione a delinquere di stampo mafioso, era riuscito comunque a costituire società ed effettuare investimenti immobiliari, violando così le leggi antimafia, eludendole grazie alla complicità di prestanome. Il 18 luglio 2016 il sequestro era stato confermato dal tribunale di Lucca ma poi, ad aprile dello scorso anno, l’Appello aveva ribaltato la decisione.
Fra i beni oggetto del provvedimento anche l’agriturismo di Borgo Biaia, che in quel periodo era utilizzato, in forza di una convenzione con la prefettura, per ospitare decine di richiedenti asilo.
Secondo la Cassazione, la misura di prevenzione è giustificata dalla «condizione generale di pericolosità» di Raffaelli, desumibile da un «quadro di abitudini di vita, di rapporti e frequentazioni». Questo “scavalca” anche il fatto che nel 2008 Raffaelli avesse patteggiato: secondo la Cassazione, infatti, anche se il patteggiamento non è ammissione di colpa, non è nemmeno un’assoluzione per l’imputato. —
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