Il dolore
Carmine, «la ricetta è un consorzio tutto lucchese»
LUCCA. Se non si sono meravigliati i nostri amministratori davanti alla gara deserta per la concessione del Carmine figuratevi noi di Confartigianato che lo avevamo previsto: a un bando quarantennale a quelle condizioni era troppo facile intuire che nessuno si sarebbe mai affacciato». Confartigianato liquida così l’amministrazione comunale, che dopo il fallimento della gara per la concessione dell’antico mercato (un “affare” da dieci milioni per il lavori richiesti al concessionario, oltre a un canone annuo per i quarant’anni della concessione) ha annunciato di lavorare a un piano B: cercare risorse per eseguire altri lavori di recupero e abbattere così il costo vivo per il concessionario. Con l’ipotesi oltretutto di suddividere la maxi concessione in due o tre di minore entità.
Confartigianato invece il suo piano B lo aveva già da prima. Ovvero: dare vita a un consorzio di gestione per l’antico mercato, fatto di soggetti locali, associazioni e altro. E fare le cose per gradi, cominciando dal chiostro, con la definitiva ultimazione dei lavori in questa area e l’assegnazione dei fondi lungo il perimetro. Il primo passo però sarebbe l’organizzazione del mercato agroalimentare a chilometro zero, nel chiostro, appunto. Un progetto insomma di lucchesi per i lucchesi: invece la concessione quarantennale a un soggetto più probabilmente straniero che italiano depaupererebbe soltanto, per l’associazione, i lucchesi di un loro bene.
«Se l’amministrazione avesse chiesto collaborazione e non imposto una sua visione univoca, probabilmente piazza del Carmine avrebbe da tempo i suoi clienti - sbotta ora Confartigianato -. Probabilmente non si accorgono dell’afflusso di acquirenti, a ogni ora del giorno, con oddisfazione anche da parte nostra, nel piccolo supermercato nella piazza e del massiccio afflusso giornaliero nel bar all’angolo con via Nuova. Riducendo di molto un progetto e, rivedendo gli spazi, le assegnazioni e le categorie merceologiche che potrebbero occupare i luoghi del chiostro, si potrebbe provare ancora una volta a impostare un programma operativo. È da rivedere in blocco il progetto di esiliare nella zona dei “bagnetti” la vendita della produzione alimentare a km zero che invece dovrebbe essere il fiore all’occhiello del mercato».
«Il luogo - aggiunge l’associazione - richiede flessibilità, adattabilità e organizzazione che on sarà facile da trovare ma il punto di partenza dev’essere la volontà di realizzare un organismo a dimensione e uso dei cittadini e non una Disneyland per turisti». Niente a che vedere, in sostanza, con progetti stile Mercato di San Lorenzo, piuttosto come quello di Livorno. «L’attrazione maggiore per i turisti sarebbe semma- aggiunge Confartigianato - la proposta di una visione genuina della vita di Lucca con i suoi contadini, i suoi artigiani e i suoi ristoratori. Da sempre consideriamo il Carmine anche luogo di incontro di arte e cultura dove le giovani e vecchie generazioni possano esprimersi e proporre, dove possano incontrarsi e anche divertirsi con spettacoli e concerti». —
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