Lutto
Stalking, coniugi nei guai: rendevano impossibile la vita dei vicini di casa
Iniziato il processo a una coppia di ultracinquantenni. Prima le liti per gli escrementi dei cani e la sporcizia in giardino, poi le minacce e una lettera minatoria. Infine l'acido gettato sull'auto
LUCCA. Per mesi avrebbero reso impossibile la vita di almeno cinque vicini di casa che abitavano in un condominio nella zona di San Concordio. Dapprima con violenti litigi sugli escrementi dei cani dei condomini e in generale sulla sporcizia che finiva nella loro porzione di giardino. Poi in un crescendo - fatto di intimidazioni e violazioni di domicilio - capace di giungere sino all’invio di una lettera minatoria ad una delle vicine, che nel frattempo aveva deciso di andare a vivere in un altra zona con il compagno, in cui si minacciava la sua bambina.
Il culmine si era toccato quando al fidanzato della giovane mamma era stato gettato dell’acido sul tettino dell’auto provocando seri danni alla carrozzeria. A quel punto l’intervento della polizia postale e della Mobile consentì una perquisizione domiciliare con sequestro del pc dei cosiddetti «coniugi infernali». All’interno la copia della lettera minatoria rinvenuta nella cassetta della giovane madre. E così la coppia lucchese ultracinquantenne - lei casalinga, lui operaio - è finita sotto processo con l’accusa di atti persecutori, violazione di domicilio, molestie, danneggiamento nei confronti di tre nuclei familiari e dell’amministratore di condominio. Tutti costituitisi parte civile nel processo penale iniziato ieri mattina e rinviato al 20 maggio dal giudice Michela Boi che al momento ha ascoltato i testimoni dell’accusa.
L’ORIGINE
I fatti risalgono al 2015. E se inizialmente le beghe condominiali - riferite soprattutto ad una coppia dimorante nell’appartamento vicino - riguardavano prevalentemente la cura del giardino e degli animali, la situazione prese una piega ben peggiore quando la coppia imputata entrò in contatto con una trentacinquenne appartenente alle forze di polizia. La casalinga ora imputata, già in passato soggetta ad indagine con l’accusa di sostituzione di persona per essersi spacciata per un’agente, avrebbe iniziato a pedinare la malcapitata, seguirla con un registratore, fotografarla, molestarla con la complicità del coniuge.
E la situazione sarebbe peggiorata quando la donna ha scoperto che l’appartenente alle forze di polizia aveva un compagno pure lui in divisa. Uno stillicidio continuo che aveva portato i due ad andare a vivere a casa di lui in un’altra zona della città. Lì la duplice sgradita sorpresa: una croce nella cassetta della posta e un messaggio minatorio con riferimento alla bambina della trentacinquenne. E prima dell’intervento della polizia ecco un altro spregio: acido versato di notte sul tettino dell’auto del compagno. Scattò quindi la denuncia in procura con il divieto di avvicinamento e la perquisizione domiciliare.
Nel computer della coppia per l’accusa c’era la prova del reato: il testo-fotocopia della missiva minatoria trovata nella cassetta delle lettere. Ma anche l’amministratore di condominio e una vicina - denunciata con la falsa accusa di aver picchiato l’imputata che aveva esibito un certificato del pronto soccorso - sono stati costretti a difendersi dalle calunnie e a loro volta costituirsi parte civile nel processo.
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