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in tribunale  

Caso Ori, ascoltata un’ausiliaria «Acqua in faccia a una bimba»

P.B.
Caso Ori, ascoltata un’ausiliaria «Acqua in faccia a una bimba»

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SILLANO. «Ho visto Sonia Ori che gettava l’acqua in faccia a una bimba. E anche che dava gli schiaffi in testa ad altri bimbi. Castiglioni? La incoraggiava». Una testimonianza che ripercorre senza indugio quanto venne messo a verbale a fine 2015 quella resa da Erika Nencini ieri pomeriggio in tribunale a Pisa. È lei la teste chiave nel processo a carico di Sonia Ori, 60 anni di Pisa, originaria di Sillano, e Donatella Castiglioni, coetanea di Cascina, a giudizio per maltrattamenti aggravati nei confronti dei bambini dell’asilo al Cep di Pisa. Il contributo da testimone oculare è arrivato anche da un’altra operatrice del plesso, Elisa Catorcioni.

Nencini e Catorcioni sono le ausiliarie che con la loro denuncia alzarono il velo su quanto accadeva da mesi nel nido. Il loro racconto al tempo delle indagini preliminari fu decisivo per piazzare le telecamere, ora si trasforma in un atto pesante contro le due imputate. A quasi tre anni dall’arresto di Ori (4 febbraio 2016) ieri c’è stata la prima vera udienza. Prima di Nencini sono state sentite le tre educatrici che condividevano gli spazi del nido con Ori, Castiglioni e Marcella Ricci (ha patteggiato 22 mesi). In aula i genitori e la schiera di avvocati delle parti civili.

Rispetto a quanto verbalizzato davanti agli investigatori al tempo dell’inchiesta, le educatrici hanno fornito una rappresentazione dei fatti in cui la violenza delle imputate non viene riferita in modo palese. Stefania Spalvieri ha raccontato, soprattutto nei confronti di Ori, di «non aver ritenuto appropriati certi comportamenti. Troppo sbrigativa. Non insultava, ma spesso alzava la voce». L’educatrice ha anche raccontato dell’episodio avvenuto prima dell’estate 2015 in cui Ori dopo aver visto una bimba che schiacciava un’altra bambina la sollevò di peso sgridandola: «Poi si mise sopra di lei dicendole: “se lo facessi io ti farei male”. Ma non fu violenta. Ori e Ricci a volte erano nervose anche con noi. Devo dire di essere stata turbata da certi comportamenti. Avevano atteggiamenti bruschi, strattonavano i bimbi, davano sculaccioni. Non che volessero fare loro del male, ma diciamo che li trattavano senza avere la pazienza che serve con i bambini. Per loro erano come dei piccoli militari. Mi chiamavano nonnina perché per era troppo buona. “Siete troppo morbide” dicevano di me e delle altre colleghe». —

P.B.

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