Il Tirreno

Lucca

Non ci sono offerte per il Carmine, avanti con il piano B

Gianni Parrini
Non ci sono offerte per il Carmine, avanti con il piano B

Lucca: va deserto il bando per la concessione quarantennale.  Nel futuro lo “spacchettamento” o più gestione pubblica

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Mercato del Carmine, nessun interesse: il bando è andato deserto. Ora scatta il piano B, con due ipotesi in ballo: “spacchettamento” dell’immobile o rivisitazione del master plan. La giunta si riunirà a inizio settimana per decidere.

Martedì scorso è scaduto il termine per la presentazione di una “business idea” da parte dei soggetti desiderosi di ottenere in concessione l’ex mercato del Carmine per 40 anni. L’avviso di manifestazione di interesse è stato pubblicato a fine novembre e gli eventuali partecipanti avevano a disposizione poco più di un mese (considerando i giorni di festa) per fare i sopralluoghi, valutare la sostenibilità economica del progetto commerciale e fare una conta delle spese annesse all’aggiudicazione. Che non sono poche: una volta vinto il bando, infatti, il concessionario dovrebbe sborsare circa 10 milioni di euro per completare i lavori di consolidamento dell’intera struttura, allestirla e pagare un canone annuo all’amministrazione di 50mila euro. Tempi ristretti, costi elevati e un business plan tutto da valutare. Risultato: zero proposte. A palazzo Orsetti il fatto che l’avviso sia andato deserto non ha destato particolare clamore. Era un esito possibile, forse addirittura prevedibile (a molti non è sfuggita l’assenza dell’assessore Valentina Mercanti all’ultimo sopralluogo).

E ora che si fa? Questa è la domanda a cui il Comune deve dare risposta. La giunta di Alessandro Tambellini si riunirà a inizio settimana per discutere il piano B: ci sono diverse ipotesi sul tavolo ma due sembrano avere maggiori chance di altre. La prima è quella che prevede lo “spacchettamento” del Carmine: in pratica, la struttura non verrebbe più concessa in blocco ma spezzettata in due o tre parti, che corrispondono agli spazi-funzione previsti nel master plan attuale: la ex chiesa per la media distribuzione (escluso il cibo); il primo piano destinato al turistico-ricettivo (un hotel de charme); l’area del chiostro coperto per il commerciale con “edicole” per la valorizzazione i prodotti tipici e la cultura gastronomico toscana. È chiaro che un simile spacchettamento si porterebbe dietro anche una riduzione dei costi del concessionario. Chi fosse interessato alla ex chiesa (piano terra e piano interrato), ad esempio, per renderla agibile dovrebbe spendere “solo” 2,5 milioni di euro e non più i 10 necessari a completare i lavori in tutto il complesso. L’altra ipotesi che verrà discussa in giunta riguarda la rivisitazione del masterplan che fissa le funzioni. Anche in questo caso tutto gira intorno alla ex chiesa: secondo lo schema approvato in questo spazio dovrebbe trovare posto una media-distribuzione, ma non destinata al cibo. Un punto vendita di Zara o un Apple store, tanto per fare un esempio, ma non un Esselunga o un Carrefour. In questo caso l’iter burocratico da seguire sarebbe lungo e articolato. C’è poi chi vorrebbe ampliare l’area mercatale a gestione comunale a tutta la zona. A giorni se ne saprà di più. —



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