Il Tirreno

Lucca

Io, avvocata, vi spiego perché è doveroso difendere chiunque sia sotto processo

lodovica giorgi* ; *avvocata, già segretaria Unione delle Camere penali
Io, avvocata, vi spiego perché è doveroso difendere chiunque sia sotto processo

Lodovica Giorgi risponde a Marcella Maniglia (Lega) sui legali donna e il processo per l’omicidio di Vania Vannucchi 

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L’intervento

lodovica giorgi*

Non conosco il processo a carico di Pasquale Russo per l’omicidio di Vania Vannucchi e innanzitutto per questo, oltre che per il doveroso rispetto del procedimento ancora in corso, mai mi permetterei di giudicare se egli sia o meno meritevole della concessione di circostanze attenuanti né comunque di valutare sotto il profilo giuridico la condotta dell’imputato o la giustezza della pena da comminarsi. Lo deciderà un giudice, che a questo è preposto.

Noto che, come ormai sempre più spesso accade, questa mia abitudine non è diffusa, né se ne comprende la doverosità. La piazza si appropria del compito del giudicare, così finendo per legittimare quella pericolosa sovrapposizione fra giudizio etico e giudizio penale che è la peggior nemica del giusto processo e anzi l’anticamera di un processo (e di un modello di Stato) autoritario. Modello che nessuno, nemmeno coloro che oggi reclamano a gran voce la faccia feroce dello stato, vorrebbe veder applicato nei propri confronti. Ma non è questo il motivo che mi spinge a scrivere queste righe.

Ciò che mi indigna e mi offende, innanzitutto come Avvocata penalista, ma prima ancora come donna, è altro. E mi offende ancor più perché proviene da un’esponente politico, la signora Marcella Maniglia, “segretario della Lega di Lucca” e consigliere regionale per le pari opportunità, che proprio in tale ultima veste, dovrebbe tutelare pari diritti e libertà ed evitare massimamente parole discriminatorie: «Come donna, se fossi avvocato, per etica morale non potrei mai difendere un criminale del genere che è impossibile definire uomo», così venerdì scorso sulle pagine del Tirreno.

Alla signora Maniglia, oltre a consigliare la lettura di Fedor Dostoevskij e una attenta riflessione sul concetto di umanità, vorrei ricordare, molto più banalmente, di rileggersi quell’articolo della nostra Costituzione che qualifica “diritto inviolabile” la difesa e l’altro che parifica ogni cittadino di fronte alla legge. Non sarò pedante e non citerò il numero degli articoli, che di certo alla signora Maniglia, che ricopre un incarico di rappresentanza entro una istituzione regionale, non dovrebbero essere ignoti. Se quegli articoli ancora hanno un senso essi banalmente significano che chiunque, indipendentemente dal reato commesso – sia esso ritenuto dal popolo ignominioso, raccapricciante, efferato, crudele in sommo grado od altro – ha diritto di sottoporre al giudice, fino al grado processuale che gli è consentito, le proprie ragioni e di rivendicare che tali ragioni siano valutate, affinché la sua umana vicenda sia giudicata secondo le regole del diritto e non del sentire del popolo. Si chiama Stato di Diritto e gli avvocati e le avvocate ne sono i garanti.

Si badi bene, io non sto difendendo il signor Pasquale Russo, sto difendendo il diritto di difendersi del signor Pasquale Russo e con esso la dignità di chi, portando la toga, maschio o femmina che sia, lo incarna davanti al Giudice. E, proprio per questo non si confronta, come non deve fare, con valutazioni di “etica morale” , tanto per citare le parole della signora Maniglia, ma con il diritto. Diversamente da quanto la signora Maniglia potrebbe pensare, le avvocate, e io fra di esse, sono fiere di difendere i diritti e le libertà, a tutela di chiunque, di qualunque reato si sia macchiato, e con essi a tutela di un assetto democratico dello Stato, che ad oggi resta comunque, piaccia o non piaccia, il modello prescelto dalla nostra Costituzione. E proprio per questo trovo personalmente offensivo che, in ragione del loro sesso che poi è il mio, si neghi la dignità della loro funzione, che impone loro di essere “sacerdotesse” della difesa, della difesa del più lieve come del più orrendo crimine, riservando il giudizio morale al loro foro interiore. Al pari degli avvocati di sesso maschile.

Laddove si affermasse una concezione etica della Giustizia, quella che a parere della signora Maniglia le avvocate, in ragione del loro essere donna, dovrebbero coltivare, una giustizia che punisce ciò che è riprovevole e non ciò che è illecito e lo punisce con la pena del popolo e non con il codice, sappia la signora Maniglia che non ci sarà distinzione di sesso nell’insurrezione. E ciò a tutela sua, della sua libertà e dei suoi diritti. —

*avvocata, già segretaria

Unione delle Camere penali



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