Gioco
Addio al “papà” degli alpinisti iscritto al Cai da oltre 60 anni
La sezione di Pescia in lutto per Pier Giacomo Arcara «Come un genitore, ci prendeva per mano e ci portava a scoprire i segreti delle nostre montagne»
Non un escursionista qualsiasi, ma forse uno dei più esperti in circolazione e per molti un vero e proprio padre. Uno dei massimi conoscitori della montagna non solo in Valdinievole, ma anche nel Pistoiese e nella Lucchesia. Un appassionato con un solo vizio, che li è costato la vita: quello di affrontare le escursioni da solo. Con Pier Giacomo Arcara se ne va uno dei più anziani alpinisti presenti sul territorio. Meno di due mesi fa era stato premiato dalla sezione di Pescia del Club alpino italiano (Cai) per essere iscritto da 60 anni. Dieci in più rispetto a quelli trascorsi con l’altro grande amore della sua vita, anzi quello più importante: la moglie Giovanna Alloero.
Lo scorso 14 febbraio erano stati tra i protagonisti della cerimonia della Nozze d’oro in Comune a Montecatini. Il sindaco Giuseppe Bellandi aveva premiato Giacomo e Giovanna per aver tagliato il traguado dei 50 anni di matrimonio nel 2017. Quello appena trascorso è stato il 51° di un amore premiato dalla nascita di quattro figli. Egli anni di matrimonio sarebbero stati 52 e chissà quanti altri ancora, vista la buona salute di cui godeva la coppia.
Una buona salute che non si può non collegare alla montagna e alla passione per le escursioni. Arcara, nonostante i 78 anni, non ha mai smesso di trascorrere il proprio tempo libero a passeggiare. La natura era parte della sua vita e della professione: era stato direttore della sezione di biologica del suolo all’Istituto sperimentale per lo studio e la difesa del suolo a Firenze. «Giacomo era un’appassionato vero – racconta Giuseppe Lorenzini, presidente del Cai Pescia –. Era un profondo conoscitore della montagna, ed era legatissimo al Cai. La sua tessera aveva 60 anni, ma sembrava stampata ieri. La conservava come un vero e proprio cimelio».
«Lo conoscevamo tutti per le sue esperienze e conoscenze uniche», prosegue Lorenzini che ricorda come Arcaro abbia accompagnato tanti principianti e tanti appassionati alla scoperte delle bellezze dell’alpinismo: «Ha accompagnato nelle passeggiate tanti principianti, ma riusciva a regalare sempre qualcosa anche a chi era più esperto. Durante le gite ci prendeva per mano. Ci raccontava aneddoti, ci spiegava cosa avevamo attorno, ci raccontava come fare le cose. Insomma, più che un compagno di escursioni, un genitore».
Un genitore con tanta esperienza ma con un vizio: quello di affrontare al montagna da solo. «Era un solitario – conferma Lorenzini –. Nonostante tutta la sua esperienza faceva troppo spesso ciò che non va fatto: avventurarsi nelle passeggiate da solo. La sua tragedia lo dimostra: in montagna può esserci sempre un imprevisto e, sia esso un incidente o un malore, è sempre essere accompagnati». —
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