Il dolore
«Giacomo era fragile ma non un violento»
Il racconto di chi aveva conosciuto il 36enne ucciso lunedì in Val di Susa: aveva lasciato Lucca solo due mesi e mezzo fa
Un uomo fragile, molto sensibile, timido e riservato. Forse un po’ schivo, con qualche momento di sconforto che può capitare a tutti di avere nella vita, ma certo mai violento. Sono questi gli aggettivi usati per descrivere la personalità di Giacomo Forla da chi Giacomo qui a Lucca l’aveva conosciuto e frequentato anche nel suo ultimo periodo trascorso in città prima di fare ritorno, circa due mesi e mezzo fa, nella casa dei suoi genitori a Sant’Antonino di Susa, nel Torinese, dopo la fine del lungo rapporto, durato dieci anni, con una ragazza lucchese.
Ed è proprio nella casa in cui era tornato, probabilmente in cerca di conforto, che invece il trentaseienne ha trovato la morte: per mano del padre, Flavio Forla, un medico condotto che al culmine di una lite l’ha strangolato con un cavo del computer. Adottato quando era ancora molto piccolo, l’uomo, grande appassionato di musica e della cultura giapponese, durante la sua infanzia e adolescenza trascorse nel paese della bassa Val di Susa aveva attraversato dei momenti difficili, caratterizzati da una seria depressione che si alternava a momenti di esagerata esuberanza. I suoi genitori si erano rivolti anche a diversi specialisti senza però ottenere grandi risultati. Poi aveva cominciato a cercare la solitudine, evitando i suoi amici e rinchiudendosi in casa. La descrizione di un profilo psicologico questa, che trova pochi riscontri nel racconto di quello che è stato il suo vissuto qui a Lucca: pochi amici sì ma uscite abbastanza frequenti, magari a magiare una pizza o il sushi, vera passione di Giacomo. Quando la sua ragazza, Rachele, era libera dagli impegni lavorativi i due ne approfittavano per andare a fare qualche gita fuori porta. Poi il rapporto è andato in crisi e due mesi e mezzo fa Giacomo aveva lasciato l’appartamento preso in affitto a San Marco nel quale conviveva con Rachele. «Credo che si sia trasferito qui per amore anche se non so come si siano conosciuti - racconta un’amica che preferisce rimanere anonima - Giacomo, da grande amante del Giappone, conosceva Lucca per i Comics. Era molto riservato ed educato. Mai spavaldo ma anzi sensibile e per nulla violento: non l’ho nemmeno mai sentito alzare la voce. Non lavorava ma creava delle musiche attraverso della strumentazione che aveva in casa. Il suo sogno, oltre a visitare il Giappone, era quello di aprire uno studio di registrazione - continua la donna - sono davvero sconvolta per quello che è successo, mai mi sarei aspettata un epilogo simile anche perché non aveva raccontato di avere problemi col padre. Ha sempre parlato bene di entrambi i genitori, descrivendo anche dei momenti felici della sua infanzia trascorsi con loro. Io lo vedevo spesso, anche due volte a settimana. L’avevo sentito a Natale ma non pensavo sarebbe stata l’ultima volta». —
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