Il Tirreno

Lucca

Femminicidio 

L’assassino di Vania ricorre in Cassazione I legali di Russo cercano lo sconto di pena

L’assassino di Vania ricorre in Cassazione I legali di Russo cercano lo sconto di pena

Gli avvocati dell’uomo detenuto a Prato si appellano alla Suprema Corte: contestano lo stalking e la premeditazione

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LUCCA. L’assasino di Vania ci riprova: ricorso in Cassazione per ottenere l’annullamento della sentenza d’Appello. Sono passati quasi due anni e mezzo dal quel 2 agosto 2016, giorno in cui Pasquale Russo versò una tanica di benzina addosso alla 46enne Vania Vannucchi e poi le dette fuoco. Il fatto avvenne nella zona retrostante i magazzini del Campo di Marte: la donna morì il giorno seguente, a seguito delle ustioni riportate sul 90% del corpo.

Un crimine orrendo commesso da un uomo incapace di accettare la chiusura della relazione con la donna. Un femminicidio che scosse l’Italia intera, attirando su Lucca le televisioni di tutto il Paese. . Su questi fatti si sono già pronunciati i giudici del tribunale di Lucca e quelli della Corte d’Appello di Firenze: il 29 maggio 2017 il 46enne imputato, ex dipendente di una cooperativa che lavora per l’Asl, è stato condannato con rito abbreviato a 30 anni di carcere dal gup Antonia Aracri, al termine di una requisitoria lucida ed efficace del pm Piero Alessandro Capizzoto. Gli vennero riconosciuti gli atti persecutori continuati, la premeditazione, e la crudeltà. Lo scorso 27 luglio i giudici dell’Appello hanno confermato la pena (30 anni) e le statuizioni civili per i familiari di Vania: 1 milione e 166mila euro di provvisionale. Soldi che con molta probabilità i genitori e i figli della vittima non riceveranno mai, data la situazione economica – non certo florida – del condannato.

Ora Pasquale Russo ci riprova con la Suprema Corte. L’uomo, che sta scontando la sua pena nel carcere di Prato, ha cambiato avvocato: ha rappresentarlo non sono più Pierluigi Cesaretti e Paolo Mei, che lo hanno difeso fino all’Appello, ma il legale Pamela Bonaiuti del foro di Prato.

Quest’ultima lo scorso 11 gennaio ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione avverso la sentenza pronunciata dalla sezione I della Corte d’Assise d’Appello di Firenze il 25 luglio scorso. Il ricorso punta a ottenere l’annullamento di quel pronunciamento e lo fa basandosi su due grimaldelli: il reato di stalking e l’aggravante della premeditazione. Secondo quanto argomentato nelle 17 pagine del documento, i giudici fiorentini sarebbero caduti in errore nel ritenere sussistente il reato di atti persecutori: «Mancano gli elementi costitutivi», sostiene Bonaiuti. In secondo luogo, il ricorso punta a smontare la ricostruzione relativa «all’accurata pianificazione dell’aggressione mortale». Questioni su cui gli Ermellini saranno chiamati a pronunciarsi presto: l’udienza non è ancora stata fissata ma solitamente la Suprema Corte non fa passare troppo tempo per esprimersi su questioni di questa delicatezza.

Il ricorso è stato inviato anche alle parti civili, tra cui la famiglia di Vania Vannucchi, rappresentata dall’avvocato Elena Libone. Ma i genitori e i figli della donna preferiscono non commentare questo ulteriore sviluppo giudiziario, mantenendo la silenziosa e dignitosa compostezza con cui hanno affrontato questa tragica vicenda sino ad ora.

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