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Nuovo fallimento per l’acqua Azzurrina

Nuovo fallimento per l’acqua Azzurrina

La società non ha presentato il piano concordatario. È il secondo crac dopo quello di sei anni fa

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Game over. Il tribunale di Lucca ha decretato il fallimento della società Acqua Azzurrina srl”Azzurrina Acque srl”, che detiene la concessione della fonte nel territorio del comune di Careggine, mentre imbottigliamento e vendita sono stati affitati a un’azienda terza, che per il momento prosegue l’attività.

Si tratta del secondo fallimento, dopo quello del 2012. Stavolta la decisione dei giudici del tribunale fallimentare lucchese è arrivata dopo un tentativo dell’azienda di accedere al concordato preventivo.

Lo scorso 2 ottobre, la Azzurrina Acque aveva infatti presentato un ricorso per dare il via a questa procedura, vista anche la presenza di due istanze di fallimento da parte dei creditori. Il 10 ottobre i giudici avevano dato 60 giorni di tempo per presentare il piano concordatario, con un’ulteriore proroga di 20 giorni arrivata lo scorso 17 dicembre.

Alla scadenza, però, niente è arrivato sui tavoli del Galli Tassi e così - viste appunto le richieste di fallimento - ai magistrati non è rimasto che dichiarare il fallimento, stabilendo la data del 17 settembre prossimo per l’esame dello stato passivo.

La crisi dell’Azzurrina era esplosa nel 2016, quando i ricavi si erano dimostrati non sufficienti per coprire le spese, onorare i debiti con i fornitori e generare liquidità per la società. In quell’anno ) l’utile era sceso a soli 11.000 euro contro i 164.000 del 2015.

A fronte di questo, sempre nello stesso periodo di tempo, i debiti erano saliti da due milioni e mezzo a 3.611.000, dei quali 761.000 verso le banche e 1.826.000 nei confronti dei fornitori.

Dopo il primo fallimento l’Azzurrina nel 2014 era pssata all’interno del gruppo Tesorino di Montopoli Valdarno. A sua volta questa azienda è passata di mano nel corso del 2017, a favore di una holding fiorentina specializzata nel settore, la Mlc. Da questo punto le sorti di Tesorino e Azzurrina si sono divise.Le quote relative alla sorgente garfagnina sono dunque rimaste ad Antonio De Bari ex presidente di Tesorino. Che le ha cedute, tramite una società intermediaria, a una società con sede a Londra, la MD Holding Group Ltd. Una società, questa, che ha comunque come legale rappresentante un italiano, Denis Furlanetto, originario del Veneto.

Ad aprile del 2018, poi, c’era stato un cambio nella gestione dell’attività: un affitto di ramo di azienda fra la Azzurrina acque e la "Fonte di Careggine", una società che non ha sede legale in Garfagnana ma a Roma. È proprio quest’ultima società, che ha firmato un contratto di otto anni per un canone di 1.500 euro al mese.

Il panorama che si apre ora è dunque quello di una nuova vendita all’asta fallimentare, con la possibilità della Fonte di Careggine, se interessata, di subentrare nella concessione e nella proprietà dello stabilimento garfagnino. —



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