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La scommessa musicale di Adelasia tra l’amata Lucca e la sfida di Roma

flavia piccinni
La scommessa musicale di Adelasia tra l’amata Lucca e la sfida di Roma

Adelaide Lazzari, 24 anni, da pochissimi giorni ha rilasciato il suo primo singolo che si intitola “Umido” «Ora sto lavorando a un disco, scrivendo altri pezzi». L’ansia sul palcoscenico e un piccolo trucco per superarla

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IL PERSONAGGIO

flavia piccinni

Vedere cosa c’è oltre le Mura. Guardare, con i propri occhi, per capire. E poi studiare l’arte, ascoltare la musica, fare delle parole un mondo da abitare che diventa realtà all’improvviso. O, meglio, che prende consistenza con note che si fanno ritmo, e parole che si fanno punteggiatura.

È questa la storia di Adelaide Lazzari, classe 1995, lucchese di nascita e un Dna che porta in dote la passione per l’arte (fra i parenti più vicini si annoverano una madre e una nonna scrittrice, nonché un padre pittore). Sta fra una nota e un’altra, con una voce che ha qualcosa dell’indie più contemporaneo, questa cantautrice il cui primo singolo è uscito una manciata di giorni fa – venerdì 11 gennaio per la precisione – per l’etichetta discografica Sbaglio Dischi, con la produzione di Pietro Foglietti. Si tratta di una musica sospesa, dentro la quale serpeggia e si infila la riconoscibile e credibile voce della giovane con un testo che pare a volte poesia (“appunti/colore per cambiare d’amore” e “ho scritto righe bianche/ su buchi neri”), in grado di creare un flusso di coscienza e di riflessione su ciò che non si può cambiare. Nonostante tutto.

«Sono nata a Barga – mi spiega lei, il sorriso gentile e il viso dai bei tratti -, ma ho sempre vissuto a Lucca, dove ho frequentato il Liceo classico Machiavelli. Dopo la maturità sono scappata a Roma, dico sempre che l’ho fatto per l’università perché la facoltà di storia dell’arte a Roma è ottima, ma la verità è che volevo semplicemente andare via per vedere cosa c’era oltre quella piccola e bella città che è Lucca».

Ma non è a Roma – la cui scena musica attualmente gode di una nuova primavera – che Adelasia conosce la musica, bensì a casa: «Sono tutti grandi appassionati, tanti sono musicisti, quindi la musica è sempre stata una costante nella mia vita, mi piaceva e mi piace tutt’ora cantare, ascoltare, ballare e scoprire nuovi artisti». I ricordi affiorano: «Non dimenticherò mai quando, al primo anno di asilo, durante la recita di fine anno, vestita da goccia d’acqua cantavo “Piove” di Jovanotti. All’improvviso tra il pubblico ho visto mia madre, mi sono emozionata e sono corsa da lei piangendo e mi sono nascosta sotto la sua giacca. In quanto a saper gestire l’emozione le cose non sono cambiate poi così tanto…».

In questa fragilità non nascosta, ma anzi dichiarata, che non è vezzo ma ha una dolcissima sfumatura, stanno le prove con il suo gruppo («anche oggi, con i ragazzi che suonano con me, Francesco Sposato e Filippo Barracco: è bello suonare, ma è ancora più bello suonare insieme»), il pensiero al futuro: «spero solo che a qualcuno piaccia e che le persone capiscano il brano. “Umido” parla di me, è un pezzo molto intimo, nessuna storia d’amore finita male, solo io che mi perdo nei buchi neri dei miei pensieri». Le chiedo come sia nato tutto, lei mi spiega: «Per caso, una notte, non riuscivo a dormire. Stavo male e pensavo troppo, quindi ho registrato un memo vocale in cui descrivevo come mi sentivo sussurrando anche una melodia a bassa voce per non svegliare chi dormiva accanto a me. Il giorno dopo l’ho riascoltato e mi sono resa conto che non era male. Dopo averci lavorato ho fatto ascoltare la demo a un’etichetta, che poi è diventata la mia, cioè Sbaglio Dischi, a loro il brano è piaciuto ed è nato il mio singolo».

Adesso Adelasia sta lavorando a un disco («ho scritto alcuni pezzi, ma devo scriverne altri, belli possibilmente. Vediamo intanto come andrà questo primo brano, mi piace fare piccoli passi, uno per volta») e, non senza emozione, mi spiega che quando suona davanti a un pubblico, torna la bambina di un tempo. Quella dell’asilo, vestita da goccia d’acqua. «Provo terrore. Sono molto timida e insicura e l’idea di dover cantare davanti a delle persone, fossero anche due, mi fa sempre un certo effetto ed infatti mi tremano le mani mentre canto. Però dopo un po’ che sono sul palco provo a chiudere gli occhi e ad immaginarmi sola in camera con la chitarra e le cose migliorano». Ha la certezza che quell’ansia non la perderà mai («ma ho imparato a gestirla un po’ meglio, con il tempo le mani tremeranno sempre meno»), eppure quando parla non c’è traccia di ansia. Anzi. Spicca una piacevole decisione.

Come quando parla di Lucca: «Artisticamente parlando è incredibile, poi mi piace la campagna, gli uliveti, le biciclette, l’odore del pane e ovviamente il pane che a Roma non è così buono». Dei suoi ritorni a casa – dai genitori, fra le vie del centro e nella casa in campagna dove è cresciuta - si nutre il suo rapporto «di amore e odio. Torno sempre volentieri e ogni volta mi meraviglio di quanto sia bella e quanto sia facile viverci. Dopo pochi giorni però sento che me ne devo andare, che mi manca l’aria, che devo tornare a Roma». Le domando cosa le piace della città, se c’è spazio per chi ama la musica, dove. «Tra gli eventi che si svolgono a Lucca durante l’anno – risponde - gli appuntamenti musicali sono sicuramente i più interessanti sia che si parli di musica classica come Lucca Classica, che di musica pop come il Summer Festival e il WOM Fest. Quello che manca secondo me è uno spazio dove chiunque faccia musica possa prenotarsi per suonare ed essere ascoltato». Eppure non parla di difetti, Adelasia. «Non c’è molto da rimproverare a Lucca. Credo che abbia degli elementi meno positivi, ma che questi siano connaturati nel suo essere una piccola città, anzi che, pur essendo piccola, ospita sempre molti eventi. Quello che le rimprovero sono i lucchesi che a questi eventi non ci vanno mai, ma continuano a passeggiare avanti e indietro per la città guardando le vetrine. Quindi i cinema chiudono, le piccole iniziative non reggono, i progetti più coraggiosi non partono». —



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