Sicurezza
In lotta con la sclerosi multipla «Aiutate la mia compagna»
Salvatore Piccolo chiede aiuto all’azienda sanitaria per riuscire a mandare la compagna in un centro specializzato per la riabilitazione
LUCCA. «Non abbandonate la mia compagnia proprio adesso che è riuscita a recuperare la posizione eretta». Salvatore Piccolo è un uomo disperato: la sua compagna da circa 25 anni è affetta da sclerosi multipla e da circa tre anni non è più autosufficiente. Nel luglio scorso si è rotta tibia e perone e dato che ha serie difficoltà a camminare per diversi mesi la frattura non si è più rimarginata. Per rimettere in moto un processo di guarigione, la donna avrebbe dovuto seguire un percorso fisioterapico specifico. Invece, dopo alcuni giorni di ricovero è stata dimessa e rimandata a casa. «Mi hanno fatto prendere uno stabilizzatore – racconta Piccolo – e hanno detto che avrei dovuto pensarci io, che sono un cuoco e non ho la minima idea di come fare per metterla in piedi. Intanto, lei era terrorizzata». Della problematica venne informato il responsabile dell’unità operativa Recupero e rieducazione funzionale dell’ambito territoriale di Lucca, il dottor Ivano Maci, che a novembre ha incontrato Piccolo e la sua compagna. Sembrava la svolta: la donna è stata ricoverata in una struttura di Barga specializzata nella riabilitazione e i risultati si sono visti: «Pochi giorni fa – racconta Piccolo – è riuscita ad assumere nuovamente la posizione eretta, seppure sorretta da un infermiere. Per lei, che dopo la rottura della gamba ha temuto di restare per sempre sulla sedia a rotelle, è stato un grande passo». Il problema è che dopo 40 giorni la donna sarà dimessa e dirottata in una struttura per le cure intermedie a Marlia dove, sostiene Piccolo, non avrebbe cure specifiche: «Non è un centro specializzato nel trattare i malati di sclerosi multipla e quindi regredirebbe nuovamente – spiega il compagno – A Massa, invece, c’è il centro di riabilitazione Don Gnocchi che è disposto a prenderla, ma hanno bisogno di una sorta di lasciapassare da parte della nostra Asl e io non riesco a parlare con nessuno che possa aiutarci. Sono disperato», conclude Piccolo, che non esclude di mettere in atto forme di protesta eclatanti per reclamare attenzione al caso della sua compagna. La speranza è che, come già successo in passato, si possa trovare una soluzione per aiutare questa coppia sfortunata. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
