Italia
«Kme si risolva i problemi all’interno»
Il comitato “La Libellula”: «Un’azienda così grande non può delegare tutto alla politica. Le soluzioni ci sono»
BARGA. Il comitato “La Libellula” invita la Kme a ripensare alle politiche energetiche imbastite sul pirorigassificatore, ma soprattutto risponde all'azienda sulle richieste avanzate agli amministratori locali sulle alternative all'impianto: «Kme è una multinazionale leader nel suo settore, con abbondante disponibilità di capitale, tecnologie e know how; ha bisogno davvero dell’aiuto della politica locale per risolvere un suo (presunto) problema tecnico? Qua non stiamo parlando di infrastrutture o di tasse ma di un aspetto meramente tecnico-aziendale, affrontato da tutte le aziende energivore. Affermare che non vi sono alternative alla soluzione proposta nel progetto di Kme è assai bizzarro anche per un non addetto ai lavori: forse che le aziende metallurgiche hanno bisogno di inceneritori e pulper di cartiera? Non l’avevamo mai sentito dire».
E, tenendo conto degli incentivi statali, il comitato rifila una stoccata: «Ma è poi così vero che la politica non ha fatto nulla anche per questo specifico problema? Come tutti sanno, a partire dal 2018 un decreto del Ministero dello Sviluppo ha concesso un fortissimo sconto sull’acquisto di energia elettrica da parte delle aziende energivore; il famoso sconto da due milioni ammesso anche da Kme, e che a detta dello stesso ad Pinassi era proprio il gap competitivo che separava lo stabilimento di Fornaci da quelli tedeschi. Per quanto riguarda le proposte di autoproduzione energetica, sappiamo che era stata comunque proposta la soluzione più comunemente adottata dalle aziende energivore, ovvero la produzione con turbina a metano e incentivi fiscali (i famosi certificati bianchi), ma che tale proposta è stata rifiutata. Pare infatti che il metano vada pagato, così come l’energia elettrica sulla rete, pur se fortemente scontati entrambi rispetto a quanto sono pagati dalle famiglie. Ma ci chiediamo: non è eccessivo, per un’azienda energivora, pretendere l’energia gratis e insieme un profitto al netto dei costi di esercizio del gassificatore di 3 o 4 milioni di euro l’anno?». Certamente, i lavoratori sono preoccupati, perché si tratta di circa 600 dipendenti che non sanno il loro futuro a medio termine: «La politica potrebbe benissimo anche non aprire alcun tavolo di confronto e bocciare la sua proposta di progetto a prescindere. La politica locale poi, secondo Kme, dovrebbe “lasciar fare il loro lavoro agli enti preposti”, considerati da molti non si sa bene per quale motivo “infallibili”, e dunque assistere passivamente al loro lavoro». —
Nicola Bellanova
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
