Il Tirreno

Lucca

Montecarlo, dodici mesi di festa e bevute per il cinquantesimo anniversario della Doc

Nicola Nucci
Montecarlo, dodici mesi di festa e bevute per il cinquantesimo anniversario della Doc

“Fuso” Carmignani, presidente del Consorzio: «Ci sarà un premio per i nostri produttori e arriveranno ospiti che hanno raccontato il territorio» 

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LA STORIA



Un bicchiere pieno di storia, tradizione e tanta passione. Un bicchiere, quello del vino di Montecarlo, che quest’anno avrà un sapore speciale. Il Consorzio dei Vini Doc festeggia mezzo secolo, l’ambita e prestigiosa “denominazione di origine controllata” riconosciuta il 13 agosto 1969.

«Stiamo già mettendo a punto un progamma di celebrazioni che sveleremo a febbraio, con un premio ai nostri produttori ed ospiti illustri che hanno raccontato il vino di Montecarlo» annuncia Gino “Fuso” Carmignani, presidente della struttura consortile dal 2010, presieduta in passato anche da Antonio Vettori e Vasco Grassi.

Una storia affascinante, di “rottura”, che in questi cinquant’anni ha fatto di Montecarlo una piccola riserva capace di stare nell’elité del panorama vinicolo italiano e di conquistare i mercati stranieri. Una storia che parte da lontano (documenti risalgono addirittura all’846 d.C.) che passa dalla corte dei Medici a Firenze e dal Vaticano) e nel 1930 i vini di Montecarlo erano al Quirinale nelle nozze reali del Principe Umberto di Savoia con Maria Josè del Belgio. Venduto in Germania, Europa dell’Est, Stati Uniti, Giappone ed anche Cina. Fra i pochi vini italiani presenti a Parigi al ristorante stellato Four Season ha conquistato anche clienti speciali come il super chef Gordon Ramsay.

«Siamo stati un po’ un’avanguardia, prima il bianco di Montecarlo, poi il rosso. Tra le prime Doc in Italia a dare la “patente” ai contadini per fare vino - racconta “Fuso” Carmignani, viticoltore e vignaiolo da generazioni - un passaggio necessario per conoscere i disciplinari e presentarsi sui mercati».

Le celebrazioni saranno accompagnate da due slogan: il peggior vino contadino sarà sempre superiore al miglior vino industriali, famosa frase dello scrittore e gastronomo Luigi Veronelli, e «se il mio corpo ha sete beve acqua, quando la mia anima ha sete bevo vino» dello scrittore e regista Mario Soldati.

Piccolo è bello si potrebbe aggiungere. Gli ettari vitati sono circa 220, con una produzione di 1 milione di bottiglie e sedici produttori. Nel 2018 il vino di Montecarlo ha ottenuto punteggi alti sulle principali guide nazionali e internazionali.

«Siamo una Doc piccola ma coraggiosa - dice Carmignani - perché questo è un luogo magico per l’enologia, c'è una passione genuina e grande rispetto del territorio. È questa la sua forza. Come è importante il sostegno di Coldiretti, C.I.A. e Confagricoltori. Il vino a Montecarlo è cultura ma anche turismo e dà lavoro a tante persone, non solo durante la vendemmia con una crescita dei lavoratori stagionali. Siamo fieri della nostra festa del vino, tra le prime in Italia, che richiama 60 mila persone». —



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