Sicurezza
La messa alla prova lo salva dalla condanna
Con colpi di kickboxing manda in ospedale un coetaneo Reato estinto con lettera di scuse, risarcimento e lavori utili
Una lettera accorata in cui prende cognizione del male che ha fatto ad un coetaneo - colpito al volto utilizzando la tecnica giapponese del kickboxing - si dice «profondamente amareggiato» e pronto a riparare attraverso il suo lavoro e il suo stipendio nell’alveo di un percorso stabilito dal giudice e guidato dagli assistenti sociali. Una presa di coscienza accettata dalla vittima e dalla sua famiglia per rompere la spirale di vendetta e di violenza che emerge in casi come questo e che non ha logiche di natura economica visto che l’autore del reato - accusato di lesioni gravissime - verserà a rate settemila euro, frutto del suo lavoro di operaio a tempo determinato. Per l’autore della violenza - avvenuta nell’inverno del 2017 in un locale del centro storico per ragioni di natura sentimentale - scatta, con il consenso del giudice dell’udienza preliminare Alessandro Trinci, l’istituto della «messa alla prova». Il 7 maggio - dopo l’affidamento all'ufficio di esecuzione penale esterna (UEPE) per lo svolgimento di un programma di trattamento che prevede attività obbligatorie - il gup darà il via libera alla sospensione del procedimento penale.
LA MESSA ALLA PROVa
È una misura che estingue il reato ed è sempre più frequente. Ricalca il modello americano ed è uno strumento alternativo alla detenzione e soprattutto elimina il lungo iter processuale. Il giovane poco più che venticinquenne accusato di lesioni gravissime ha già dato la sua disponibilità a svolgere il lavoro di pubblica utilità probabilmente alla Misericordia di Lucca e con la lettera di scuse inviate alla vittima dei colpi proibiti in faccia e ai suoi familiari ha iniziato un percorso di mediazione che sarà suffragato anche con il risarcimento del danno attraverso il pagamento rateale di una somma che deriva dal lavoro come operaio a tempo determinato che svolge di recente l’autore del reato. Occorre sottolineare il comportamento ineccepibile della vittima del reato - un ragazzo della Lucchesia poco più che ventenne - e dei suoi genitori che, nonostante il dolore per le lesioni e gli evidenti segni sul volto, hanno dato una chance all’aggressore superando la logica dell’odio, del risentimento e del rancore che spesso genera contrasti insanabili. Cosa accadrà adesso? Il giudice, con cadenza almeno trimestrale, vigilerà sull’andamento del programma, sul comportamento tenuto, sulle proposte di modifica e sulle eventuali trasgressioni che potrebbero determinare la sospensione della prova. Se il percorso riabilitativo verrà superato al termine del periodo fissato, il giudice valuterà in udienza l’esito della prova e, in caso positivo, dichiara l’estinzione del reato.
ISTITUTO A LARGO RAGGIO
Durante l’udienza camerale il pubblico ministero ha eccepito sulla possibilità - a livello tecnico e procedurale - di usufruire all’istituto della «messa alla prova» da parte di indagati accusati del reato di lesioni gravissime. Eccezione respinta in considerazione che la norma prevede l’accesso per i reati puniti con la sola pena pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a 4 anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria. —
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