Finanza
A giudizio due ex dirigenti dell’Europa Metalli
Saranno processati il 2 maggio con l’accusa di omicidio colposo legata alla mancanza di tutela delle condizioni di lavoro
FORNACI DI BARGA. Per oltre un ventennio lavorò alla pulizia dei forni nell’Europa Metalli (oggi Kme) di Fornaci di Barga, azienda leader dei semilavorati e leghe di rame e prodotti ad alta tecnologia, entrando in contatto con le fibre d’amianto. Nel 2012 durante una visita medica scoprì di essere affetto da mesiotelioma pleurico correlato all'esposizione alle fibre aerodisperse dell'asbesto. Per Elio Barsanti, pensionato all’Europa Metalli, non ci fu scampo. La morte avvenne nel 2015 e qualche tempo dopo l’Inail inviò il fascicolo del lavoratore alla procura della Repubblica per gli accertamenti del caso. Il fascicolo finì sul tavolo del sostituto procuratore Antonio Mariotti che ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dal gup Alessandro Trinci per due ex dirigenti dell’ex Europa Metalli degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Si tratta di Sario Bartoli, 92 anni, dirigente responsabile della sicurezza tra il 1960 e la fine degli anni Settanta e dell’ottuagenario Pietro Roni che sostituì Bartoli negli anni Ottanta. Entrambi sono accusati di omicidio colposo legato alla mancanza di tutela delle condizioni di lavoro. Non avrebbero segnalato i pericoli e le condizioni in cui sottostava il dipendente costretto a respirare le polveri d’amianto. L’udienza di fronte al giudice monocratico si terrà il 2 maggio senza che la famiglia di Barsanti si sia costituita parte lesa o sia stata intentata una causa civile. Il legale dei due imputati - avvocato Andrea Niccolai del foro di Pistoia, esperto in questo genere di procedimenti avendo spesso a che fare con casi analoghi inerenti all’Ansaldo Breda - sottolinea come nel corso dell’istruttoria l’accusa non abbia prodotto consulenza medico legale o di natura igienico-ambientale per suffragare la tesi dell’omicidio colposo basando esclusivamente sul rapporto dell’Inail. Nel processo sarà necessario stabilire la rilevanza del nesso di causalità. Il giudice dovrà capire se i periodi in cui i due imputati erano al vertice aziendale c’è stato un rilevante sviluppo della malattia. Stando ad un recente pronunciamento della Cassazione le esposizioni all’amianto degli ultimi anni di lavoro non hanno rilevanza sulla patologia mortale. —
Luca Tronchetti
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