Sicurezza
Fattura elettronica, «Un costo in più e poi per cosa?»
È obbligatoria dal 1° gennaio per chi ha la partita Iva In molti si appoggiano al commercialista o alle associazioni
È ancora presto per fare un bilancio. Per dire se la fatturazione elettronica porterà dei benefici o meno ma anche se il sistema che manda in pensione la carta, esaurito quell’effetto novità che spaventa sempre, porterà davvero a una semplificazione o se invece sarà solo l’ennesima incombenza (anche economica) a cui artigiani, commercianti e più in generale tutti i soggetti privati con partita Iva, dovranno far fronte. A poco meno di una settimana dall’entrata in vigore dell’obbligo di emissione della nuova “fattura” digitale, molti commercianti del centro storico non ne hanno ancora emessa una; solo qualcuno ha cominciato a riceverne “di passive” ma è ancora difficile toccare con mano gli effetti che questo cambiamento provocherà nel lavoro di tutti i giorni.
Un assaggio delle difficoltà che questa “rivoluzione” potrebbe causare ce lo serve proprio un bar del centro storico. «Stamani (ndr: ieri mattina) ho provato a fare la prima fattura elettronica e la piattaforma si è bloccata - dice il titolare del locale piuttosto irritato - e anche quando ho cercato di scaricare quella che ho ricevuto da un fornitore non c’è stato verso. Io le fatture le ho sempre fatte da solo ma questa non è semplificazione». E giù improperi. Per essere emessa la fattura elettronica rende indispensabile un supporto digitale come pc, tablet o smartphone oltre all’installazione di un programma che consente materialmente la compilazione della fattura e l’invio all’Agenzia delle Entrate, al commercialista e al destinatario della fattura. Tra i commercianti lucchesi c’è chi ha deciso di affrontare questo cambiamento da solo, chi di appoggiarsi al proprio commercialista o all’associazione di categoria di riferimento per una parte della procedura ma anche per la gestione di tutto il flusso, dalla ricezione alla conservazione dei file.
Sauro Rossi ha un’edicola in Chiasso Barletti ed è convinto che la fatturazione elettronica non servirà per eliminare “il nero”. «Io ho deciso di delegare tutto al commercialista - spiega - e questo mi costerà 150 euro l’anno. Ho potuto scegliere se gestire da solo la cosa o meno ma ho preferito fare così anche se questo comporta una spesa in più. Io non posso aumentare il prezzo dei giornali ma chi ad esempio vende abbigliamento sì...», chiude amareggiato.
Francesco Veggi invece, è il titolare del locale “Emiliana” in via Fillungo ed è in attesa che i tecnici vengano a installare il programma. «Fatture in ingresso ne ho già ricevute tramite posta certificata - dice Veggi - noi non ne emettiamo tante. Io non ho fatto il corso ma credo che tutto stia nel prenderci la mano. Ci sono sei mesi per mettersi in regola prima di incorrere nelle sanzioni».
Anche Francesco Marcucci, titolare della “Bottega di Prospero” in via Santa Lucia è abbastanza positivo. «Ho una buona informatizzazione - dice Marcucci - ma in buona parte ho delegato al commercialista. Anche perché noi abbiamo più fatturazione “passiva” che attiva. Il commercialista mi costa dieci euro al mese».
Carolina Rollier, titolare del negozio Gong di via San Paolino, ha invece deciso di seguire il corso di formazione organizzato da Confcommercio. «Il corso pratico è stato molto utile - dice - ci è stato fornito un vademecum ma io ancora non ho emesso alcuna fattura. Io ho deciso di appoggiarmi a Confcommercio per avere una supervisione e un controllo costante. Un servizio che mi costa 180 euro l’anno». Poco più avanti, in piazza della Cittadella, la titolare della gelateria Santini, Michela Santini, taglia corto: «Ho delegato tutto al commercialista e comunque se ne riparla dopo le feste...». —
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