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Fatture elettroniche Più che problemi la “rivoluzione” sta creando fastidi

Luigi Spinosi
Fatture elettroniche Più che problemi la “rivoluzione” sta creando fastidi

I disagi maggiori sono per chi non conosce i computer  Bini (Confcommercio): «Tanti chiedono aiuto ai nipoti»

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Più fastidi che problemi: è quanto sembra provocare la “rivoluzione” della fatturazione elettronica obbligatoria che, con il nuovo anno, interessa tutti i titolari di partita Iva. Questa almeno è la sensazione al momento, anche perché la novità è decisamente troppo fresca per valutare l’impatto che questa novità comporterà per i diretti interessati.

I disagi? Soprattutto di natura materiale per chi, non essendo ancora dotato degli strumenti perché finora non ne ha avvertito la necessità, ha dovuto “informatizzarsi”. Il che non vuol dire solo comprarsi un computer e fare una connessione internet, ma anche imparare a usare quel computer. E non sembri strano anche se siamo nel 2019, perché l’obbligo riguarda anche il piccolo commerciante o il piccolo artigiano, magari non più giovanissimo, e che di simili strumenti finora non aveva avvertito alcuna necessità. Del resto quest’obbligo è accompagnato da una sorta di paradosso: «Siamo tra gli ultimi Paesi in Europa come livello di informatizzazione – come spiega Simone Bini, responsabile per Confcommercio di questa novità e in questi giorni subissato di richieste di aiuto dagli associati – eppure siamo il primo Paese a introdurre la fatturazione elettronica obbligatoria».

Anche per questo la novità (che poi, nei fatti, si traduce in una serie di operazioni anche semplici da fare) è stata vissuta con ansia da molti, lo dimostra il successo delle varie serate organizzate dalle associazioni di categoria per illustrare il provvedimento: «Noi abbiamo fatto moltissimi incontri nelle nostre sedi – aggiunge Bini – e c’è stata una risposta di pubblico molto buona. Addirittura in un caso, in una riunione a novembre, gli spazi non sono stati sufficienti e abbiamo dovuto utilizzare altre due sale. In realtà nella prassi non cambia molto, più che altro molti hanno visto questo cambiamento come un ulteriore costo e come una cosa in più da fare. Un costo, per chi non ne era fornito, per dotarsi di sistemi informatici e di connessione Internet. E poi non basta avere un computer e avere la connessione, bisogna anche saperlo usare, anche se ci sono un sacco di softwre per guidare all’uso della fatturazione elettronica, compreso il nostro, o quello della stessa Agenzia delle entrate».

Poi però, una volta davanti a un computer connesso, bisogna sapere cosa fare, e per tanti non è proprio agevole («In molti si stanno rivolgendo anche a figli e nipoti per essere aiutati»), e anche se le cose da fare alla fine sono semplici («C’è solo un po’ di confusione sul codice destinatario») resta comunque una sensazione di fastidio perché questa viene comunque vista «come una cosa in più da fare».

Sì, perché è vero, la fatturazione elettronica nasce anche e soprattutto per sostituire la carta. Ma, nella pratica quotidiana, accadrà davvero? Probabilmente no secondo Bini: «I primi sei mesi non sono previste sanzioni, ma non sono quelle a fare paura. Fa paura piuttosto l’idea di cambiare il modo di fare le fatture e di conservarle. Con la riforma si prevede la conservazione telematica, ma sicuramente in molti continueranno parallelamente a fare anche l’iter con il cartaceo, cui sono più abituati, e conservare un documento materiale dà più tranquillità». Insomma, sintetizzando, il nuovo non si “sostituirà” al vecchio, ma vi si “aggiungerà” (almeno per i primi tempi) e tuttoquesto si tradurrà per molti in un fastidioso “qualcosa in più da fare. Poi però sarà il campo a dire come andrà e cosa ci sarà eventualmente da correggere, una valutazione che richiederà qualche settimana di esperienza: «Per questo il 23 gennaio parteciperò a un incontro con l’Agenzia delle entrate, in cui si farà il punto della situazione e a cui seguiranno incontri con i nostri associati».

«Verso la fine mese – concorda Roberto Favilla direttore di Confartigianato – potremmo valutare meglio l’impatto di questa novità. Noi da parte nostra abbiamo fatto moltissimi incontri per informativi e formativi, e siamo sempre disponibili a dare ogni aiuto alle persone».

Piuttosto c’è un dubbio che attanaglia Favilla, e condiviso anche da Bini. Un dubbio, anche in questo caso, cui solo il tempo darà una risposta: «Sarà in grado l’Agenzia delle entrate di gestire tutta la mole di dati che si riverseranno nel suo sistema?». —







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