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Muore al S. Luca nel 2015 l’Asl invia il bollettino di pagamento al defunto
LUCCA. Quando si è vista recapitare a casa la lettera dell’Asl indirizza al defunto marito con il bollettino di 10 euro da pagare per un accesso al Pronto soccorso, la signora Angela Berti di Capannori si è sentita calpestata. Non tanto perché non considerasse dovuti quei soldi, ma perché quella lettera, intestata al marito defunto proprio all’ospedale San Luca le è sembrata oltre che indelicata anche il sintomo di una sanità in cui la mano destra non sa cosa fa la sinistra e tratta i pazienti alla stregua di numeri. «Mio marito si chiamava Giovanni Chicca ed è deceduto al termine di una lunga malattia nel giugno del 2015 all’ospedale San Luca, dove era ricoverato da qualche tempo – racconta la donna – È stata una vicenda che ha segnato profondamente me e mia figlia e a seguito di quell’episodio abbiamo faticosamente cercato di ripartire. Poi nei giorni scorsi tutto è tornato a galla con la lettera che ci è stata inviata dall’Asl, in cui intimavano di pagare 10 euro per un accesso al Pronto soccorso avvenuto il 3 gennaio 2014. Mio marito era già malato e penso che fosse finito lì perché non stava bene, ma non avendo più le cartelle non saprei precisare quell’episodio. In ogni caso i medici gli dettero un codice bianco o azzurro e quindi c’è da pagare il ticket. Non contesto, mi sta bene. Ma mi urta che l’Asl abbia mandato una lettera indirizzata a lui che è morto proprio nel letto dell’ospedale. L’ho trovata una mancanza di rispetto, l’avessero indirizzata a noi parenti avrai capito, ma così sembra di essere trattati come pratiche e numeri, non come esseri umani». —
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