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Lucca

Chiude il negozio storico di abbigliamento fondato dal “magro” a inizio Novecento

Luca Meconi
Chiude il negozio storico di abbigliamento fondato dal “magro” a inizio Novecento

Valdottavo, l’amarezza della titolare Michela Radini: «Speravo di arrivare con mia figlia alla quarta generazione» 

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la storia

Luca Meconi

“Fuori tutto, sconti dal 50 al 70% per cessazione attività». Il cartello esposto alla vetrina del negozio di confezioni “da Michela” di Valdottavo annuncia la chiusura dello storico esercizio commerciale. Lontano dalla città dove i negozi chiudono uno dopo l’altro, la crisi è arrivata anche in Media Valle. È amareggiata Michela Radini, la proprietaria del negozio fondato da suo nonno, Luigi Radini, nei primi anni del secolo scorso.

«Mio nonno Luigi Adelson Radini conosciuto da tutti come “il magro” - racconta - ai primi del ’900 aprì una sartoria all’interno di un edificio situato a poche decine di metri da dove oggi ci troviamo. Fu subito un successo tanto che assunse a lavorare molte sarte, tutte giovani del paese. Nonno aveva molti clienti che arrivavano non solo da Valdottavo, ma anche dai paesi limitrofi; si facevano fare su misura il vestito buono per la domenica ed anche il vestito per il matrimonio. Lui tagliava la stoffa per realizzare i pantaloni e la giacca, poi le donne cucivano. Pochi anni dopo andò a Torino, dove c’era la “Premiata scuola moderna internazionale di taglio per sarti e sarte” che era diretta dal prof. Rocco Aloi. Nel febbraio-marzo 1914 si diplomò nel corso regolare di completamento per uomo e gli fu conferito il diploma di tagliatore sarto per vestiari maschili».

Nel diploma si legge: “L’allievo Radini Luigi di Valdottavo nel fare gli esami, dopo aver frequentato il corso regolare di completamento, meritò punti novantacinque%, dando prova d’indiscussa capacità”.

«Ritornato a Valdottavo - prosegue la nipote - riprese la sua attività. Erano altri tempi, di lì a poco sarebbe scoppiata la prima guerra mondiale e i soldi ce n’erano sempre meno. Nel negozio il nonno continuava a lavorare e molti degli affezionati clienti, non disponendo del denaro, lo pagavano con i prodotti della terra. Negli anni ’50 nella sartoria di nonno Luigi entrò a lavorare anche mio padre con la mamma Malve Pieroni. I miei genitori, grazie anche alla ripresa economica oltre che alla loro capacità imprenditoriale, svilupparono significativamente il lavoro: nel 1965 fu acquistato l’immobile ancor oggi sede dell’attività che si trasformò da sartoria in negozio di abbigliamento, pur mantenendo in piccola parte l’originaria occupazione di confezionamento abiti su misura. Da allora abbiamo venduto ogni tipo di indumenti, abiti già pronti, merceria. Molti erano i clienti che venivano al negozio “Da Malve” dal nome di mia madre. Nel 1985, quando mio padre andò in pensione decisi di affiancare Malve per seguire la tradizione di famiglia ed acquisire la necessaria formazione. Recentemente ho dato al negozio il mio nome che adesso si chiama “Da Michela”. Purtroppo, a causa della congiuntura economica negativa e dal modificarsi delle modalità di acquisto sempre più incentrato sulla grossa distribuzione e al mercato on-line, a gennaio dovrò chiudere l’ultracentenario negozio. Mi spiace molto - conclude - dover cessare la storica e tradizionale attività che come tante altre simili ha da sempre rappresentato la forza dell’artigianato, del fare italiano e che avrebbe potuto, con mia figlia Anastasia, arrivare alla quarta generazione». —

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