Toscana
«Vittime dei nazisti, ristabilire la verità»
Fa discutere l’intitolazione del parco di Gombereto L’Anpi: «Non fu una rappresaglia per i partigiani»
BAGNI DI LUCCA. Diventa un caso la richiesta del comitato paesano di Gombereto di intitolare il parco giochi del paese a tre donne uccise dai tedeschi durante la guerra.
Il comitato, a sostegno della richiesta, cita il diario del parroco Adami che parla dell’eccidio come ritorsione dei nazifascisti dopo la battaglia con i partigiani di Fabbriche di Casabasciana.
Una ricostruzione che, secondo membri dell’Associazione Partigiani è assolutamente faziosa e scritta dal canonico Adami che - scrive in una nota Virginio Monti, uno dei curatori per l’Anpi delle vicende della Valle – «con atto ufficiale del comune di Bagni di Lucca del 4 Settembre 1939, è indicato e registrato con altri quattro cittadini, membro del “nucleo di propaganda fascista” di Bagni di Lucca e quindi convinto assertore della dittatura e della guerra. E’ dunque il meno adatto a rappresentare oggettivamente la realtà storica del periodo».
Monti ricorda che la rapida avanzata delle truppe alleate costrinse i nazifascisti ad un rapido rafforzamento della linea “Gotica”, e a pianificare una strategia di “ripulitura e desertificazione” della popolazione a ridosso della medesima.
«La battaglia di Fabbriche di Casabasciana (8-13 Giugno del 1944) - prosegue - fu un capolavoro tattico di Manrico Ducceschi e della XI Zona che, in accordo e con la collaborazione del comando alleato, costrinse l’esercito tedesco ad una sconfitta in campo aperto, in una delle strade e delle zone fondamentali per l’eventuale ritirata dei nazisti e basilare per garantire i rifornimenti alle truppe li stanziate. Il movimento partigiano ha rappresentato legalmente lo stato e ha permesso e garantito il passaggio alla compiuta vita democratica».
L’Anpi di Bagni di Lucca plaude quidni all’iniziativa di dedicare il parco giochi di Gombereto a Tecla, Vera e Rita, ma chiede che venga precisato che «le tre innocenti, come gli oltre 80 partigiani dell’XI zona “Pippo”, e gli altri civili uccisi, sono state vittime della furia nazifascista e della dittatura all’interno di atti strategici deliberati e studiati dai nazisti, con la fattiva collaborazione fascista su tutto l’arco della linea Gotica, nella quale i “civili” divenivano semplici obiettivi da eliminare. Questo folle disegno fu duramente contrastato dal movimento partigiano». —
Emanuela Ambrogi
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