Il Tirreno

Lucca

La professoressa innamorata di Lucca che riscopre le storie delle donne

flavia piccinni
La professoressa innamorata di Lucca che riscopre le storie delle donne

Simonetta Simonetti ha sempre affiancato la ricerca negli archivi alla sua attività di docente nelle scuole medie «Abbiamo bisogno di più attenzione verso chi non abita i “palazzi” e in particolare nei confronti dei nostri anziani»

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il personaggio

flavia piccinni

«Sono nata la vigilia di Befana del 1949. Ho avuto un'infanzia magica e la grande fortuna di avere una famiglia oltremodo confortevole, il cui ricordo mi è di costante supporto in ogni momento della vita. Può sembrare scontato che i genitori ti amino e che siano sempre dalla tua parte, ma i miei lo sono stati veramente in un modo profondo e mi hanno sommerso di doni. Fra di noi c’è stata comprensione, condivisione, apprezzamenti positivi, allegria e senso della realtà insieme però ad una grande capacità di sognare. Tutto questo mi ha aiutato e mi aiuta contro quello che nella vita si incontra, nostro malgrado».

Si presenta così Simonetta Simonetti, capelli biondi e modi gentili, che paiono arrivare da altri tempi e che spaziano nella routine da una lettura a una parola scritta. E lei, che vive all’Arancio, e per tanti anni ha insegnato in una scuola media, affida a libri e studi la sua giornata. «Sono nata – ricorda - nel centro storico, nel quartiere di Porta di Borgo, una sorta di paese a quel tempo dove tutti si conoscevano, dove c'era sempre qualcuno con cui parlare, giocare ma anche solo ingannare il tempo. Mi piace la mia città piena di difetti e di qualità come tutti i posti. E ancora oggi, ogni volta che entro da Porta S. Maria mi sento a casa. Questa è Lucca, mi dico. E a Lucca io non rimprovero niente, perché nessuno è senza difetti. L'unica cosa che mi viene da dire è l'eccessiva superficialità nel gestire tematiche importanti. A volte ognuno pensa al proprio orticello e guarda in cagnesco chi cerca di avvicinarsi. Ecco questo è veramente un difetto».

Nonostante questo, Simonini continua la sua riscoperta continua, fatta di una parola messa a seguire di un concetto. «I miei genitori sono sempre presenti in ogni mio libro. Mi sono laureata in Lingue e letterature straniere all'Università di Pisa dopo il diploma magistrale seguendo il regolare corso di studi. Dopo la nascita delle mie due figlie mi sono rimessa a studiare e mi sono laureata in Pedagogia a indirizzo psicologico all'Università di Firenze. Il mio amore per la storia è cresciuto nel tempo, tre anni all'Istituto storico della Resistenza, l'iscrizione alla Società italiana delle storiche e una inesauribile curiosità mi hanno portato a scavare nella storia ufficiale per tirar fuori quella storia di genere trascurata dai manuali, poco conosciuta e dimenticata».

Una storia che rivive nei bei volumi pubblicati da Tra le righe come “Profumi” (2011), “Fame di guerra, la cucina del poco e del senza” (2015), “Nata per mare, Luisa Carlotta di Borbone” (2016) e i prossimi “Teresa Bandettini, la poetessa ballerina” nonché “Onore e sacrificio, le donne e la guerra”. Ma la passione per la lettura è un dono che ha trasmesso durante gli anni di insegnamento: «Sono stata professoressa per 36 anni nella scuola media» ricorda. «Insegnare è una grande fortuna e opportunità che ti riempie la vita. E, naturalmente, ti resta dentro e continui ad insegnare, a parlare, a circondarti di umanità per sempre. L'insegnamento è proprio un dare e un avere, mi ha aiutato molto e sono strapiena di ricordi, di volti, di momenti».

Accanto al lavoro nelle classi, Simonetti ha trasformato la ricerca in passione e impiego: «Un lavoro, se così si può definirlo, interessante e ricco di sorprese è stato il censimento dei carteggi epistolari fatto negli archivi di Massa, Pontremoli, Sarzana e in quegli privati del territorio apuano per conto dell'Associazione B. Contini di Firenze. Proprio da lì è nata in me la passione per i carteggi epistolari scritti da mani femminili, una scoperta continua, una fonte di notizie e di preziosità».

Così è nata anche l'Associazione scritture femminili, di cui Simonini è socia fondatrice. Sono cresciuta – prosegue - a forza di proverbi e detti che venivano usati come principale modo di comunicazione. Questo farà sorridere, ma pensate a quanta verità ci sta dentro! Sono ancora molto impreparata alla vita, troppo ingenua, troppo fiduciosa e ancora credo nel proverbio: male non fare paura non avere. È stato il mio mantra anche se di porte in faccia ne ho prese a sfare ma ho l’anima di una fenice. Questo è sicuro».

Nella franchezza del linguaggio viene custodita la grande passione per la lettura. «Da sempre, i libri erano per me il miglior regalo. Fin da piccola. Se mi guardo indietro ritrovo decine di ricordi. Ma la curiosità è stata una costante. Saperne di più su luoghi, persone, avvenimenti era fondamentale. Il mio primo lavoro è stata la storia della Colonia agricola di Mutigliano: mio padre raccontava continuamente della sua vita, degli anni di guerra e quel flusso di narrazioni mi incantava. Dopo i terribili dolori, dopo la morte di persone a me carissime, ho trovato nella scrittura un modo di alleggerire un poco il peso dell'anima. Non voglio dimenticare, ricordo ogni attimo del passato e voglio che le mie figlie conoscano al meglio chi non c’è più, le loro storie. Le loro vite».

Anche per questo Simonini, nei libri cerca più cose. «Banalmente potrei dire che un libro mi deve far star bene, commuovere e avvincermi. Ma in realtà cerco anche molto altro. Nel caso di un saggio, per esempio, la correttezza, i riferimenti storici, il senso complessivo. Per ora – prosegue - continuo a scrivere su donne, la loro storia mi cattura di continuo, e i miei ultimi lavori ne sono un esempio. Riscoprire Luisa Carlotta, riscrivere la storia di Lucrezia Buonvisi, la storia delle donne nel dopoguerra, durante la Prima Guerra, e leggere innumerevoli lettere di Teresa Bandettini è un dono». Quando le chiedo come potremmo migliorare l’offerta culturale a Lucca, lei si ferma. Ci pensa. E poi: «Meno protagonismo, più attenzione al popolo, a quella parte della società che non ha posto nei “palazzi” e, perché no, più considerazione verso gli anziani, memorie della città e del tempo». —

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di Redazione web