Il Tirreno

Lucca

contro il femminicidio  

Le rose della madre, il pianto delle amiche: panchina rossa all’ex ospedale per Vania

Rossella Lucchesi
Le rose della madre, il pianto delle amiche: panchina rossa all’ex ospedale per Vania

È stata inaugurata a poche decine di metri dal luogo dell’assassinio alla presenza dei ragazzi delle scuole superiori

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«Conoscevo Vania da molti anni e quella disgraziata mattina ero sul posto di lavoro, all’obitorio del Campo di Marte, quando fuori ho sentito la voce alterata di Pasquale che inveiva contro una donna che lì per lì non ho riconosciuto nella mia amica, perché aveva cambiato colore di capelli. Non volevo intromettermi e sono rientrata in silenzio, ma con una strana sensazione di angoscia che si è materializzata quando ho sentito arrivare l’elisoccorso e di lì a poco ho saputo che si trattava di Vania». Si emoziona ancora Aba Bosi ricordando Vania Vannucchi, la 46enne operatrice sanitaria bruciata viva il 2 agosto 2016 da Pasquale Russo, anch’egli dipendente nel settore sanitario, col quale aveva avuto una relazione. Quella mattina l’ultimo appuntamento “per chiarirsi” che invece si era rivelato come una trappola, dalla quale Vania non sarebbe uscita.

Per ricordare il sacrificio di Vania e delle altre vittime di femminicidio ieri nell’aiuola all’ingresso della Cittadella della Salute di Campo di Marte, alla presenza di molte associazioni che combattono la violenza di genere, è stata inaugurata l’ennesima panchina rossa che le volontarie del centro antiviolenza Luna e la mamma dell’infermiera uccisa hanno terminato di dipingere al momento dell’inaugurazione, ponendovi poi una rosa rossa e una bianca.

La cerimonia è stata preceduta dagli interventi del dirigente della zona distretto Asl 2 della Piana di Lucca, dottor Luigi Rossi e della psicologa Patrizia Fistesmaier, responsabile del consultorio della Piana che hanno ribadito il significato della panchina «simbolo di una violenza che deve essere combattuta ogni giorno, educando la comunità a partire dalle giovani generazioni, affinché prendano coscienza della gravità di un male sociale che deve essere sconfitto».

La strada è ancora lunga, ma la presenza alla cerimonia degli alunni delle scuole Paladini, Civitali e Machiavelli è forse un primo passo. «Qui, aggiungono il presidente della provincia Luca Menesini e l’assessore Ilaria Vietina, si è consumato uno dei più atroci femminicidi degli ultimi tempi che ha inferto una profonda ferita alla comunità, la quale ha risposto in modo corale, sostenendo una battaglia finalizzata all’accoglienza e alla protezione delle donne che chiedono aiuto e hanno bisogno di essere ascoltate prima che sia troppo tardi».

Volti scuri e sguardi tristi e velati di lacrime hanno assistito all’iniziativa. Come quelli di Silvia Pelli e Cristina Da Castello, caposala e referente infermieristica del pronto soccorso che ancora non si capacitano di quanto è successo alla loro amica «che mai aveva lasciato trasparire l’angoscia per quel rapporto malato di cui non eravamo a conoscenza. Si mostrava sempre tranquilla, aggiungono, così come sembrava anche il suo carnefice che noi credevamo fosse soltanto un amico e collega. Se solo Vania si fosse tolta quella maschera di serenità e ci avesse confidato le sue pene, forse oggi potrebbe essere ancora con noi».

La Oss Fabiana Del Carlo aveva un legame particolare con la vittima che si era rafforzato dopo che il suocero era stato colpito dalla stessa malattia, dalla quale Vania era guarita.

«La sua vicinanza e il suo sostegno morale mi hanno dato tanta forza, dice. Non dimenticherò il suo sorriso che non faceva trasparire un disagio che l’ha portata a una fine così orribile». —



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