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Lucca

Proteste per i peluche che non arrivano: «Ma non sono una truffatrice»

Federica Scintu
Proteste per i peluche che non arrivano: «Ma non sono una truffatrice»

Lucca, tanti i clienti infuriati dopo aver pagato in anticipo senza ricevere il pupazzetto. L’artigiana della "Bottega degli orsetti di Alice" spiega cosa è successo: «Fatemi rimediare»

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LUCCA. Ordini che non sono mai arrivati, altri che sono molto in ritardo, addirittura di un anno. Clienti che hanno pagato in anticipo per ricevere a casa il peluche creato a immagine e somiglianza del loro animale del cuore prendendo accordi sui tempi di consegna e che in alcuni casi, stando alle segnalazioni che riceviamo, non sarebbero stati rispettati. Dietro alla produzione di questi pupazzetti realizzati a mano ci sono Roxana Voinescu, 37 anni, e la sua attività commerciale che poi è un’associazione culturale della quale lei è un membro che si chiama “La bottega degli orsetti di Alice” con un punto vendita in via San Giorgio, a pochi passi dal Fillungo, aperto ad aprile.

«Vorrei raccontarvi un inconveniente che ormai affligge numerose persone - segnala una lettrice - a Lucca opera un'artigiana che fa peluche nella “Bottega degli orsetti di Alice”. Sta accumulando tramite più pagine Facebook centinaia di ordini o forse molti di più. Peluche mai consegnati o pagati da molti mesi, anche oltre un anno. Chi chiede come mai non arrivi l'ordine pagato riceve risposte scortesi e addirittura minacce. Il rimborso viene rifiutato e invece viene offerto un indennizzo inesistente del 30% in 90 giorni». Secondo la lettrice inoltre, «nel frattempo la bottega fa pubblicità giornaliere e continua a vendere e vendere. Chi chiede sotto ai post su Facebook come mai non arriva l'ordine vede il commento cancellato in pochi istanti lasciando spazio a soli commenti positivi».

Truffa o imperizia? Sarà un giudice a stabilirlo. La pagina Facebook “Gli orsetti di Alice” ha quasi 90.000 “Mi piace” ed è tramite questo “affaccio” social che l’artigiana inizialmente ha fatto conoscere i suoi peluche e poi ha intrapreso la vendita online. «Tutto è cominciato quando ero incinta di mia figlia - racconta Voinescu - circa quattro anni fa. Volevo realizzare a mano un peluche per lei ma all’inizio era solo un hobby. Poi, vedendo che in tanti rimanevano colpiti dai miei lavori, ho aperto una partita Iva e tramite le inserzioni su Facebook ho cominciato a proporre i miei lavori: cani e gatti tutti cuciti a mano. Lavoravo a Segromigno in Monte e ricevevo gli ordini tramite la pagina Facebook. Le sponsorizzazioni rendevano molto e in pochissimo tempo gli ordini sono aumentati. All’inizio non chiedevo niente in anticipo, il pagamento avveniva tutto alla consegna del peluche. Poi, di punto in bianco, ho iniziato ad avere dei problemi con le inserzioni su Facebook che rendevano sempre meno e gli ordini sono crollati».

Un colpo che, stando a quanto spiega ancora Voinescu, «ha inciso parecchio sui risultati dell’attività» tanto che l’artigiana sceglie di abbassare i prezzi. «Le persone mi dicevano che i costi erano troppo alti oppure che non riuscivano a pagare alla consegna, che gli serviva più tempo perché magari non avevano ancora riscosso - continua l’artigiana - e vedendo che incassavo meno e che gli ordini diminuivano ho deciso di provare ad abbassare i prezzi dei peluche».

Ma anche questo tentativo va a vuoto e la situazione comincia a degenerare. Il personale è tutto da formare e solo lei è in grado di realizzare questi peluche, che comportano un lavoro di sette o otto ore l’uno. «Gli ordini non sono ripartiti - spiega - perché le inserzioni non funzionavano. Quindi ho iniziato a non farcela più con le spese per acquistare i materiali e per pagare il personale. Le banche non mi aiutavano e quindi ho dovuto chiedere il pagamento anticipato dei peluche. A Natale dell’anno scorso sono praticamente rimasta sola a lavorare e quindi ho rallentato parecchio nelle consegne. Ho provato a spiegare ai clienti che se avessero avuto pazienza i peluche comunque sarebbero arrivati: alcuni hanno capito mentre altri non hanno voluto sentire ragioni e invece di attenersi a quella che è la prassi in questi casi hanno iniziato a inserire sulla mia pagina recensioni e commenti negativi. Alcuni hanno addirittura creato un gruppo Facebook nel quale non si fa altro che dire che sono una truffatrice. Faccio presente che se lo fossi stata - continua - avrei preso i soldi e sarei scappata. Invece sono un’artigiana in difficoltà che è sempre qui a cercare di rimediare».

Intanto, dal 30 novembre, l’associazione ha interrotto la vendita online. «Vorrei solo avere la possibilità di lavorare e di riprendermi per restituire quello che devo - conclude l’artigiana - non mi sarei mai aspettata tutta questa cattiveria. A me dispiace ma non l’ho fatto intenzionalmente».
 

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