Gioco
Otto intossicati da monossido di carbonio Il più grave è un bimbo di dodici anni
Paura a Calavorno in una casa riscaldata con stufa a legna. In ospedale cinque piccoli e tre adulti (due madri e un padre)
Sette persone finite in ospedale per intossicazione da monossido di carbonio. Sono due donne (due mamme) e cinque bambini (i figli) in età fra l’anno e mezzo e i 12 anni, tutti nordafricani (di nazionalità marocchina): hanno rischiato di morire, tutti quanti, per le esalazioni di una stufa a legna in via della Cartiera 6 a Calavorno. Il più grave è il bambino di 12 anni, trasportato in codice rosso col Pegaso all’ospedale di Cisanello a Pisa.
L’allarme è arrivato ieri sera verso le 20.30alla centrale operativa del 118 dell’Asl Toscana nord ovest. È arrivato grazie a uno dei bambini, che parlano correntemente l’italiano, mentre le madri, a quanto si apprende, non conoscono bene la lingua di qua.
Secondo quanto è stato possibile ricostruire, nella casa si trovavano la madre, un piccolo di un anno e mezzo e il bimbo di 12. La donna, allarmata dello stato soporoso del ragazzino ha pensato cdi chiedere aiuto a una famiglia di connazionali che abita poco lontano.
Sul posto sono dunque arrivati padre madre e altri tre bambini, di cinque, sette e nove anni. È stato allora che, probabilmente, si sono resi conto che stava succedendo qualcosa di grave e che uno dei bambini ha chiamato il 118, raccontando che il 12enne stava male, non respirava, stava soffocando. Il 118 ha inviato immediatamente un’automedica sul posto. Ed è stato lì che gli operatori sanitari, dopo aver stabilizzato il bambino che presentava i sintomi più preoccupanti, si sono resi conto che in realtà tutti erano intossicati, ciascuno con un’intensità diversa. Per rendersi conto di quanto successo sono stati utilizzati anche i rilevatori di monossido di carbonio. Nessuno, secondo quanto riportano le fonti ufficiali, risulta comunque in pericolo di vita.
Addirittura, visitando tutti e sette gli occupanti dell’alloggio, i sanitari hanno rilevato che si è trattato di un caso collettivo di intossicazione cronica. In particolare, la scorsa settimana lo stesso bambino ricoverato ieri sera a Cisanello era arrivato al pronto soccorso con sintomi di intossicazione da monossido. Con tutte le probabilità, secondo una prima ricostruzione, sono stati gli spifferi, nel muro e negli infissi della vecchia casa a salvarli, perché le fessure hanno permesso un minimo ricambio di aria.
Ieri sera, oltre al bimbo di dodici anni portato col Pegaso a Cisanello in codice rosso, sono stati ricoverati anche tutti gli altri con gravità inferiori. La centrale operativa ha deciso di centralizzarli tutti a Pisa nel caso avessero bisogno di ricorrere alla camera iperbarica. Al momento dell’incidente, in casa non c’erano il padre che si sarebbe trovato al lavoro in una fabbrica della zona.
Sul posto, oltre al 118 con varie ambulanze, sono arrivati anche un mezzo dei vigili del fuoco per la bonifica e una pattuglia di carabinieri del posto. Alle 21,28 è squillato il cellulare del sindaco di Coreglia, Valerio Amadei. Una chiamata inaspettata per lui, giunta dalle forze dell’ordine che lo avvisavano dell’incidente che si era verificato sul suo territorio comunale.
«All’inizio il caso si è presentato in modo critico - spiega, raggiunto telefonicamente dopo le 22 il sindaco Amadei -. Uno dei bambini è stato portato a Cisanello col Pegaso. Col passare dei minuti per fortuna la vicenda ha assunto contorni meno preoccupanti, il pericolo è rientrato. Per fortuna nessuno è pericolo di vita».
«Personalmente non conosco le due famiglie - aggiunge il sindaco -. La zona in cui si è verificato l’episodio è un’area che in passato era rigogliosa, era la via del commercio della Mediavalle. Poi piano piano si è spopolata e molte vecchie case rimaste vuote sono state affittate a famiglie, anche straniere, che sono arrivate qui successivamente».
L’episodio di Coreglia ha riportato alla mente numerosi episodi analoghi, alcuni anche tragici, come quello dello scorso gennaio a San Pellegrino in Alpe. Qui, per colpa di una stufa difettosa, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio, perse la vita nella sua casa di montagna il quarantenne Marco Alderighi, ristoratore di Empoli. Nella stessa occasione rimase intossicato il suo socio Michele di Giovanni, 43 anni, costretto a ricorrere alle cure della camera iperbarica, mentre anche il cane spinone di Alderighi rimase vittima delle emissioni venefiche. —
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