Il Tirreno

Lucca

Bimbo nato morto, ginecologa lucchese scagionata in appello

G.P.
Bimbo nato morto, ginecologa lucchese scagionata in appello

La dottoressa Susanna Innocenti assolta con formula piena. Per i giudici fiorentini non ha avuto responsabilità nel decesso

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LUCCA. Bimbo nato morto al Campo di Marte, medico assolto in appello. Ieri a Firenze si è tenuto il processo di secondo grado che vedeva imputata la dottoressa Susanna Innocenti, 64 anni, accusata di omicidio colposo per colpa medica a seguito del decesso del decesso del neonato di una giovane puerpera cingalese, avvenuto nel reparto di ostetricia e ginecologia dell'ex Campo di Marte il 2 maggio 2013. In primo grado la ginecologa aveva scelto il rito abbreviato ed era stata condannata dal gup Silvia Mugnaini a un anno di reclusione. Il processo di appello di Firenze ha ribaltato la sentenza: a pesare sulla decisione la relazione redatta da due consulenti di fuori regione, che ha dimostrato come non vi sia stata responsabilità alcuna da parte della ginecologa Susanna Innocenti, ce era in servizio al momento in cui la partoriente si presentò in reparto. Pertanto la dottoressa, difesa dall’avvocato Francesca Lenzi, è stata assolta con formula piena. . Per quell’episodio finirono nei guai anche tre ostetriche - accusate dello stesso reato – di omicidio colposo per colpa medica - che si trovavano in servizio. Una di loro venne subito prosciolta perché entrata in servizio in un orario successivo al verificarsi degli errori originari. Le altre due presenti in sala parto e che, all'epoca dei fatti erano in forza all'Asl 2, vennero rinviate a giudizio e una di loro: Giulia Fantoni, 37 anni, di San Giuliano Terme, in primo grado è stata condannata a un anno di reclusione dal giudice Stefano Billet. Assolta invece l’altra ostetrica, una 64 anni, di Sant’Alessio. Per il giudice di primo grado l’ostetrica, entrata in servizio dopo mezzogiorno, non poteva materialmente intervenire perché la situazione del nascituro ormai era compromessa.

I fatti risalgono al 2 maggio 2013 e tutto ruota intorno alla lettura tracciati cardiotocografici nelle ore precedenti il parto: per la procura passarono troppi minuti dall'interruzione del parto naturale all’espletamento del taglio cesareo nonostante i tracciati evidenziassero da diversi minuti una sofferenza del feto. I giudici dell’appello, sulla base della consulenza, si sono formati un parere diverso e che li ha portati ad assolvere la dottoressa Innocenti. —

G.P.

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