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Lucca

Tredici nuovi sieropositivi a Lucca: in tre hanno l’Aids

Federica Scintu
Tredici nuovi sieropositivi a Lucca: in tre hanno l’Aids

Ancora scarsa la percezione del rischio. Il dirigente di malattie infettive del San Luca: «Incidenza stabile ma molti arrivano da noi con la malattia in fase avanzata»

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LUCCA. «Fare il test Hiv non significa essere ghettizzato ma prendersi cura di se stessi». Lo dice battendo i pugni sul tavolo la pasionaria Maria Cristina Tognetti dell’associazione Anlaids Versilia, impegnata in prima linea in questa battaglia culturale contro la diffusione di una malattia che, oltre alle conseguenze fisiche, si porta dietro uno stigma che è come un’ombra nera che ti insegue, ti fa prigioniero e ti paralizza al punto che forse è quasi meglio non sapere di averla contratta. Poi ci sono anche quelli che vivono nella convinzione che l’Hiv non sia un problema loro salvo poi ritrovarsi nello studio davanti all’infettivologo di turno a ripensare a quella volta in cui hanno avuto un rapporto non protetto con quell’uomo o quella donna che però “Chi l’avrebbe mai detto... Era vestito o vestita così bene. Chi andava a pensare che avesse l’Hiv. Ma doveva capitare proprio a me?». . I DATI

La verità è che può capitare a tutti. E infatti i dati del 2018 continuano a dimostrare che la diffusione della malattia al momento non si è arrestata. In provincia c’è una situazione di stabilità rispetto al costante aumento che si era registrato nel 2013-2014 con tredici nuovi casi da infezione da Hiv registrati da gennaio a oggi, di cui tre notificati come casi di Aids. I “più contagiati” sono i maschi (85%) che hanno acquisito l’infezione nel 100% dei casi per rapporti sessuali promiscui, omo ed eterosessuali. Altro dato indicativo l’età media delle persone che hanno contratto il virus: 41 anni per i maschi e 38 per le femmine; il 38% sono casi provenienti da paesi extracomunitari con lieve incremento rispetto ai dati regionali. «Chi ha fra i 40 e i 50 anni - ha spiegato il dirigente medico del reparto Malattie Infettive del San Luca, Michele De Gennaro - di solito ha contratto la malattia da un rapporto eterosessuale non protetto. Alcune di queste sono persone sposate, mariti e mogli che si ritrovano a dover fare i conti non solo con la malattia ma anche con tutte le ripercussioni personali che questa comporta. Poi ci sono anche persone che hanno contratto la malattia a 70 anni».

DIAGNOSI TARDIVA

Altro problema che è stato messo in luce durante la conferenza stampa di presentazione dei dati di diffusione della malattia di ieri a Palazzo Ducale, è quello della diagnosi in ritardo. «In oltre il 50% dei soggetti la malattia si è presentata in fase sintomatica associata a riduzione significativa delle difese immunitarie - ha spiegato De Gennnaro - a dimostrazione del ritardo diagnostico che è sicuramente conseguenza della mancata esecuzione del test e della scarsa percezione del rischio. Ricordiamo - ha aggiunto - che la diagnosi ritardata riduce notevolmente la possibilità di cure adeguate e tempestive e permette la diffusione inconsapevole della malattia per cui è indispensabile intercettare il sommerso, che rappresenta il serbatoio che alimenta le nuove infezioni. Allo stato attuale risultano indispensabili strategie di offerta di test, anche rapidi, da associare a campagne informative che dovrebbero utilizzare nuove modalità mediali quali ad esempio i social e trasmettere informazioni relative alle modalità di trasmissione, all’utilizzo costante di mezzi di barriera come il preservativo e soprattutto all’esecuzione del test nel caso di comportamenti a rischio».

I PROGETTI IN CAMPO

Fondamentale diventa quindi il lavoro coi giovani e nell'ottica di una sempre maggiore diffusione della cultura della prevenzione e della conoscenza dei pericoli connessi alla diffusione del virus Hiv, si muove il progetto “Ultimora-Multimedialucca per la lotta all'Aids”, rivolto agli studenti delle scuole superiori. In questa edizione sono coinvolti il Civitali, il Pertini, l’Isi di Barga, il “Pascoli” di Barga, il “Pieroni”; l’Isi “Marconi” di Viareggio e lo “Stagi” di Pietrasanta. Poi c’è la casa famiglia “Monsignor Agresti” (via Pesciatina a Lucca) che ospita persone affette da Hiv/Aids e lavora in stretta collaborazione con il Reparto di Malattie infettive di Lucca e di altre città toscane. Qui sono ospitate al momento 12 persone con un’età che varia dai 20 ai 70 anni. Si tratta di un’esperienza unica a livello regionale; l'attività svolta si delinea infatti come supporto assistenziale/sanitario per quanto riguarda la cura della persona e, al contempo, come supporto sociale, sostituendo in questo modo un contesto familiare spesso assente o debole. —

Federica Scintu

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