Attenzione
Moglie dichiara un falso reddito per avere un legale a costo zero
Nei guai una 33enne: nella causa di divorzio chiede e ottiene il gratuito patrocinio Ora rischia il processo, una condanna a 6 anni e un maxi risarcimento
Chiede il gratuito patrocinio per la causa di divorzio e per ottenerlo dichiara un reddito inferiore a quello reale: ora rischia una condanna a 6 anni di carcere. Una vicenda singolare quella che vede protagonista una 33enne della provincia di Lucca, ma che a quanto pare è assai frequente nei tribunali. Nel maggio 2016 la donna finisce davanti al giudice per una causa di divorzio dall’ex marito. Per farsi difendere da un legale a costo zero, decide di presentare domanda al Consiglio dell’ordine degli avvocati di Lucca. Vuole il gratuito patrocinio, un istituto previsto per garantire il diritto alla difesa anche ai soggetti economicamente più deboli. Assieme all’istanza la donna fornisce una dichiarazione sostitutiva della certificazione reddituale, indicando per l’anno di imposta 2015 un reddito di appena 9.042, cifra che le consentirebbe, come poi avviene, di ottenere gratis la tutela legale. L’istanza è approvata e così la donna si fa difendere a spese dello Stato.
Ma le va male: ricevuta la certificazione dichiarata dalla ormai non-più-moglie, il tribunale la gira all’Agenzia delle entrate e controllando la banca dati, gli 007 del Fisco scoprono che il reddito dalla signora è praticamente il doppio di quello dichiarato (17mila euro) e ben al di sopra degli 11mila euro previsti come soglia massima per avere un avvocato senza spendere un centesimo.
Così ora l’Agenzia delle entrate adesso risulta parte lesa nel procedimento a carico della 33enne, sul cui rinvio a giudizio deciderà il gup. La donna rischia fino a un massimo di 6 anni (art. 125 testo unico Spese di giustizia) e in caso di condanna dovrà sborsare un bel po’ di denaro per restituire allo Stato le somme servite alla sua difesa. —
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