Il dolore
Il sindaco: basta con gli attacchi rivolti alle persone
LUCCA. «L'attacco nei confronti dei due consiglieri Renato Bonturi e Cristina Petretti da parte del consigliere Alessandro di Vito, così come comparso sulla stampa il 28 novembre ha una sua intrinseca gravità non per i contenuti tecnici e politici che lo hanno contraddistinto ma per il modo con cui essi sono stati convalidati con pesanti considerazioni che ineriscono la persona». Questa la posizione del sindaco Alessandro Tambellini.
«Maggioranza e opposizione formano assieme l'amministrazione comunale con ruoli e responsabilità diverse. Tutti siamo impegnati nell'individuare il meglio per la nostra comunità. Nello specifico il tema della sanità ospedaliera e territoriale è essenziale, perché si capisce bene che non è solo in gioco il servizio locale, ma la tenuta del servizio sanitario nazionale nella sua generalità. Seppure con prospettive, proposte differenti, quest'ultimo tema che dovrebbe vederci in uno sforzo coeso, è divenuto terreno per uno scontro che va oltre i limiti della dialettica politica e ci porta a dover riconsiderare le basi stesse dell'etica del servizio politico. Non si può ridurre il dibattito alla derisione o all'offesa. Se si lasciano margini aperti a queste modalità, l'azione politica può assumere qualunque degenerazione con scenari davvero preoccupanti. Le parole sono pietre ricordava qualcuno. E la violenza con cui si usa il linguaggio può costituire il terreno fertile per altre forme di violenza che travalichino il linguaggio stesso».
Da persona «impegnata in vari contesti professionali - chiude il sindaco - ho imparato a soppesare e a dare valore al significato delle parole delle quali è bene sempre e comunque prevedere l'impatto. Per questo ritengo di dover richiamare a un maggior senso di responsabilità, non ci serve l'uniformità del pensiero, contrario al libero dibattito; ognuno può esercitare il diritto di dissenso ma lo faccia con argomenti fondati, con motivazioni logiche e convincenti, non con parole in libertà che possono colpire profondamente la dignità delle persone». —
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