Il Tirreno

Lucca

Rischio licenziamento per quindici impiegati di Banco Bpm a Lucca

Una delle agenzie lucchesi di Crl, oggi Banco Bpm
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Una delle agenzie lucchesi di Crl, oggi Banco Bpm

Sono gli addetti al servizio generale di recupero crediti.  Il gruppo vuole esternalizzarlo o vendere il ramo d’azienda

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LUCCA. A rischio il posto di lavoro a Lucca per quindici di pendenti del gruppo bancario Banco Bpm, all’interno del quale è confluita la Cassa di Risparmio di Lucca. In realtà, il posto di lavoro traballa, a livello nazionale, per un numero che oscilla tra duecento e duecentocinquanta addetti. Di questi, nelle agenzie toscane di Banco Bpm lavorano in diciassette: di cui due a Firenze e quindici, appunto, a Lucca.. Tutto nasce, come spiega Andrea Monti, coordinatore nazionale Fisac Cgil, coordinatore nazionale per i lavoratori di Banco Bpm, «dall’intenzione di Banco Bpm di esternalizzare il servizio di recupero crediti, più probabilmente di vendere il ramo d’azienda dedicato. Un settore nel quale lavorano in tutta Italia un numero fra duecento e duecentocinquanta colleghi: per loro il posto è seriamente a rischio, lo spettro del licenziamento è molto presente. È già stato dichiarato lo stato di agitazione per questo motivo. Domattina (questa mattina, per chi legge, ndr) a Milano in piazza Meda i colleghi di là faranno un presidio di protesta: domani (oggi, ndr) è il giorno in cui Banco Bpm deciderà sull’interlocutore con cui chiuderà la trattativa».

Tra l’altro, come spiega sempre il sindacalista della Fisac, «il settore del recupero crediti ha un valore finanziario di 9,5 miliardi di euro: un portafoglio che va escusso e sarà orientativamente in esaurimento in un tempo fra sette e otto anni. Ecco perché esternalizzando il servizio i posti di lavoro interessati sono molto a rischio: senza un flusso futuro non ci sarà lavoro. Oltretutto - aggiunge Monti - l’operazione contiene anche un non secondario risvolto sociale: esternalizzare la riscossione dei crediti può comportare pericoli per le persone, non si può escludere che possano subentrare modalità di riscossione meno ortodosse».

C’è grande preoccupazione per lo sviluppo della trattativa e si confida nell’effetto della protesta organizzata dai lavoratori. «Il presidio - conclude Monti - sarà un’iniziativa unitaria di tutte le organizzazioni sindacali».



 

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