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l’allarme 

Per l’impianto di compostaggio c’è l’ipotesi di una riapertura

Emanuela Ambrogi
Per l’impianto di compostaggio c’è l’ipotesi di una riapertura

Il centrodestra annuncia una battaglia su tutti i fronti per scongiurare  il ritorno all’attività della struttura di Piteglio al confine con Bagni di Lucca 

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Barricate contro ogni ipotesi di riapertura dell’impianto di compostaggio di Piteglio. Di più: azione politica e, se necessario, giudiziaria, perché venga rimossa l’enorme quantità di rifiuti ancora nello stabilimento. Annunciano iniziative serrate su tutti i fronti gli esponenti del centrodestra in consiglio regionale e nei consigli comunali di Bagni di Lucca e Piteglio. Lo fanno in una conferenza stampa il consigliere regionale Maurizio Marchetti (Forza Italia), Claudio Gemignani del gruppo “Un futuro per Bagni di Lucca” e Carlo Vivarelli, consigliere di minoranza a San Marcello Piteglio, insieme a rappresentanti di Legambiente e commercianti.

Nell’incontro si è parlato di un imminente possibile riapertura dell’impianto, al centro per anni di proteste per i rumori, i cattivi odori e i rischi di inquinamento (dato che sorge sulle sponde della Lima). Tra pochi giorni, è stato detto, sarà individuato l’acquirente (sembra ci sia un’offerta di 650mila euro) dell’impianto al confine tra Bagni di Lucca e San Marcello. Per quella che viene considerata una “bomba ecologica” si parla di un nuovo progetto per portare alla ripresa dell’attività, dopo la chiusura per fallimento della società Sistemi Geologici.

Gemignani e Marchetti sostengono di avere avuto dall’assessore regionale Federica Fratoni «risposte evanescenti» e di avere la sensazione che in Regione «non si sappia neppure di cosa si parli». «Dobbiamo bonificare l’area – ha aggiunto Gemignani – vanno rimossi i rifiuti presenti. Non ci sono alternative e l’impianto deve restare chiuso. I dati arrivati dal tribunale di Pistoia erano allarmanti: il compostaggio che è stato in funzione per circa 5 anni non ha mai lavorato a norma e si sono verificati due incendi per autocombustione. Nei rifiuti erano state trovate anche siringhe, non solo compost. Dopo il fallimento della società che l’aveva in gestione, l’impianto è andato all’asta con 4.750 tonnellate di rifiuti all’interno. Ora viene venduto senza le autorizzazioni ambientali. Come si può voler costruire un impianto di biogas e compost su un costone mangiato per buona parte dal fiume? Come si possono costruire quattro torri dell’altezza di 12 metri? Buona parte del muro sta cedendo».

Anche il Comune di Bagni di Lucca è contro la riapertura dell’impianto, come ha specificato nel parere inviato alla Regione. Che però per Marchetti fa orecchie da mercante, mentre il sindaco di San Marcello starebbe lavorando per la riapertura e addirittura il raddoppio. Vivarelli ha quindi informato che «partirà una denuncia contro ignoti» . Intanto sono partite le segnalazioni ai carabinieri forestali e al nucleo investigativo di Pistoia. Gemignani ha ricordato inoltre gli scarichi «che sono stati buttati nel torrente Lima», e Marchetti chiederà un sopralluogo al consiglio regionale. Sul piede di guerra anche Luciano Marcacci e Marco Nesti di Legambiente. —

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