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il caso san giorgio 

Padiglione mai aperto, il Comune contatterà il ministero della giustizia

Padiglione mai aperto, il Comune contatterà il ministero della giustizia

LUCCA. Il Comune di Lucca farà arrivare la propria voce al ministero della giustizia per chiedere l’apertura del nuovo padiglione, terminato ma mani entrato in funzione, del carcere di San Giorgio....

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LUCCA. Il Comune di Lucca farà arrivare la propria voce al ministero della giustizia per chiedere l’apertura del nuovo padiglione, terminato ma mani entrato in funzione, del carcere di San Giorgio.

Lo spiega il presidente della commissione, Pilade Ciardetti, ricordando la visita di venerdì scorso nella casa circondariale. «Un incontro utile - scrive Ciardetti-, perché tra l'altro coincide con il passaggio di consegne sia del direttore del carcere dottor Ruello, sia della garante dei diritti dei carcerati dottoressa Mia Pisano. Il direttore coadiuvato dalle due educatrici ha fatto il quadro della situazione. L’ambiente è quello che è: un antico convento, riadattato a prigione dove vivono 103 detenuti (camere da due o da quattro posti) distribuiti su 4 sezioni. La capienza massima potrebbe raggiungere 160 ospiti. Gli agenti di polizia penitenziaria sono 93, ma il numero è insufficiente: ce ne vorrebbero almeno altri 5/7 per fa funzionare adeguatamente la struttura».

Gli italiani - spiega Ciardetti - sono 48 e bilanciano gli stranieri che sono rispettivamente 17 del Marocco, 10 della Romania 12 dell’Albania,9 della Tunisia 7 di altri stati. «L’ambiente è quello di un antico convento del 1500 destinato alle monache di clausura domenicane, sicuramente molto suggestivo, ma poco adatto per un carcere, anche se gli interventi, in particolare quelli degli ultimi tempi, lo hanno reso più accettabile. Al di là di alcuni episodi riportati, da quanto riferito dal direttore il clima nel carcere è relativamente discreto. Una buona parte di detenuti gode all’interno del carcere di libertà di movimento in un lungo corridoio su cui affacciano le celle che restano aperte quasi tutto il giorno. Un regime più rigoroso è riservato ai detenuti più pericolosi. Il problema è il tempo libero e l’assenza di lavoro, quest'ultima legata al fatto che questo è un carcere di passaggio».

Per la maggior parte del tempo i detenuti restano in cella; talvolta partecipano alle attività organizzate dai volontari, in particolare da quelli Caritas.

I carcerati si occupano della cucina interna e del verde; in carcere sono attivi corsi di teatro, cucina, cineforum italiano, corso di barbiere.

«Stupore - dice il presidente Ciardetti - ha suscitato il padiglione ancora da inaugurare, vuoto, che dovrebbe ospitare la mensa e un grande spazio culturale e ricreativo: è costato 90mila euro, ne abbiamo sollecitato il collaudo al fine di poterlo mettere in funzione quanto prima. Il collaudo c’è stato, ma mancano 6/7 agenti per poterlo aprire: per ora, quindi, resta chiuso. L’amministrazione cercherà in ogni modo di far arrivare la voce della casa circondariale di Lucca fino al Ministero della Giustizia in modo da far presente la necessità impellente e assoluta dell’utilizzo dei nuovi padiglioni, affinché possa arrivare l’organico necessario e ad oggi mancante. La visita della commissione sociale è solo il primo passo di un impegno che l’amministrazione si è presa per il 2019: concordare iniziative con la Caritas, già presente con progetti di borse lavoro in collaborazione con la Azienda sanitaria; rilanciare e articolare meglio l’impegno del Gruppo Volontari Carcere, non solo per l’utilizzo della casa S.Francesco (che accoglie gli ex detenuti), ma anche per attività all’interno del carcere. —

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