Sicurezza
Condannato a 6 anni per due rapine ai danni di tabaccherie
LUCCA. La fortuna non è dalla sua parte. Lui che sino a quel momento era specializzato in furti come quello avvenuto nell’ottobre del 2015 al cimitero di Colognora di Compito dove era stato sorpreso...
LUCCA. La fortuna non è dalla sua parte. Lui che sino a quel momento era specializzato in furti come quello avvenuto nell’ottobre del 2015 al cimitero di Colognora di Compito dove era stato sorpreso dai carabinieri a rubare i porta candele di rame dalle lapidi delle tombe dei defunti, diventa un rapinatore seriale della tabaccherie di Viareggio. La procura gliene contesta tre, ma in un caso non viene riconosciuto e viene prosciolto dal gip mentre finisce a giudizio per due colpi messi a segno in altrettante tabaccherie tra cui quella denominata «Non solo fumo» (nella foto) e gestita dalla mamma di un avvocato penalista.
L’imputato è Giovanni Iannella, 45 anni, origini napoletane, residente a Viareggio.
Il collegio giudicante è quello composto dal presidente Stefano Billet, tornato a Lucca (da luglio è stato trasferito al tribunale di Pistoia come presidente della sezione penale) in applicazione per concludere i processi più delicati evitando che si allunghino i tempi mentre il pubblico ministero è Lucia Rugani.
Ad inchiodare Iannella alle proprie responsabilità è una testimone che, mentre il malvivente esce da una delle due tabaccherie di Viareggio dove ha appena compiuto il colpo, lo incrocia proprio sulla porta dell’esercizio commerciale.
E lo riconosce perché non abita molto distante da lei. Una testimonianza che ribadisce durante il dibattimento.
LA CONDANNA
Così Giovanni Iannella viene condannato a 6 anni di reclusione e 3mila euro di multa oltre al pagamento di una provvisionale di diecimila euro alla parte civile costituitasi in giudizio. I colpi erano avvenuti alla fine del 2017. E dietro al banco si trovavano donne. Il malfattore agiva all’imbrunire, nel tardo pomeriggio. Apparentemente non era armato e si accontentava del denaro all’interno del registratore di cassa: poche decine di migliaia di euro.
Non certo l’opera di un pericoloso criminale, ma di un soggetto che agiva in modo scriteriato e che, comunque, aveva allarmato un’intera categoria tanto che c’era stato pure l’intervento del responsabile della federazione italiana tabaccai della Versilia che chiedeva più forze di polizia in città soprattutto in certi luoghi e in certe ore.
Con l’individuazione del responsabile (e adesso la condanna) la situazione tornò rapidamente alla normalità. —
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