Finanza
«Sulla cassa integrazione non vogliamo un no»
PESCAGLIA. Ci sono rabbia e delusione il giorno dopo l’incontro che si è tenuto in regione sulla vicenda Nora Spirale, con l’azienda che non è indietreggiata nemmeno di un millimetro dalle proprie...
PESCAGLIA. Ci sono rabbia e delusione il giorno dopo l’incontro che si è tenuto in regione sulla vicenda Nora Spirale, con l’azienda che non è indietreggiata nemmeno di un millimetro dalle proprie posizioni. Ora l’attenzione si concentra su Roma: da tempo i sindacati e il Comune hanno chiesto un incontro al ministero del Lavoro proprio per discutere della vicenda. Contatti telefonici informali tra i sindacalisti lucchesi e i dirigenti del ministero ci sono già stati, ma ancora non è stata fissata una data.
Per il sindaco Andrea Bonfanti è «inaccettabile la posizione dell’azienda sulla chiusura dello stabilimento di Monsagrati. Lunedì ci siamo trovati davanti a un muro di gomma con l’azienda che non ha voluto nemmeno aprire una discussione in merito». Si avvicina sempre più la fine dell’anno e non c’è nessuna certezza per il futuro dei 42 lavoratori e delle loro famiglie, che dal primo gennaio potrebbero restare senza stipendio. Per questo gli enti hanno chiesto all’azienda con sede a Cinte Tesino, in provincia di Trento, di attivare l’iter per la cassa integrazione a tutti i lavoratori. Ma, su questo punto, i dirigenti si sono riservati di decidere.
«Sulla cassa integrazione – continua il sindaco – hanno chiesto ancora alcuni giorni per ulteriori verifiche: mi auguro che su questo punto arrivi presto una risposta e che sia positiva. Sarebbe un’offesa ai lavoratori e a un territorio intero negare l’utilizzo di questo ammortizzatore sociale che può portare un anno di ossigeno alle famiglie dei lavoratori, e dare il tempo alle istituzioni di provare a costruire alternative industriali per quel sito produttivo che consentano di salvare i posti di lavoro». Anche per il sindacato Filctem Cgil «la posizione aziendale è ancora inaccettabile. Aspettiamo l’incontro al ministero, noi non molliamo e non lo faranno nemmeno i lavoratori». —
L.M.
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