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Della Nave, l’ingegnere della carta che progetta oggetti dalle sette vite
Ha collaborato per i dischi di Guns’n’Roses e Joy Division: «L’Oriente è avanti, ma l’Italia sta recuperando»
La carta è qualcosa che si è fin troppo abituati a gettar via. Ma a Lucca, grazie al lavoro di chi sa conoscerla e valorizzarla a dovere, può diventare un oggetto utile, estroso o singolare pensato per essere conservato e riutilizzato. Maurizio Della Nave, graphic designer fiorentino ideatore dello studio Opzioni, ha scelto da molti anni Lucca per proseguire la sua attività professionale.
Ha sviluppato un linguaggio di cui l’elemento cartaceo è un coronamento perfetto. Ma c’è una differenza sostanziale quando si parla di lavoro sulla carta. Della Nave spiega che quando si dice “cartotecnica”, «dietro non c’è una persona, l’accezione è decisamete industriale». Il paper engineer (l’ingegnere della carta, così preferisce definirsi) è colui che guarda il foglio di carta e prima di piegarlo immagina già la forma che potrebbe scaturirne: il suo rapporto col foglio è in qualità di progettista e inventore. Anche il cartotecnico può inventare, ma è più facile che prevalga la parte industriale.
«Pure io progetto un cartone per le uova, ma la differenza è che nel mio cartone prevederò una variante d’uso del tutto fantasiosa. Un modo per far sì che un oggetto possa contenerne due. Il rapporto con la carta mi ha sempre appassionato, fin da piccolo facevo origami. Leggevo libri, ma più che leggerli amavo strappare i fogli e giocarci. Quindi capii presto che dalla carta si possono ottenere cose straordinarie. All’inizio la carta era solo un gioco per vedere le forme che ne scaturivano».
Dialogando con Della Nave, si scopre che la carta è affascinante in quanro materiale vivo, versatile, da vivere e sperimentare con tutti e cinque i sensi. Ma da dove è iniziato tutto? «Mi sono ritrovato per caso in una tipografia di amici e per due anni mi hanno insegnato cos’è il mondo della carta e della stampa. Lì ho capito che la carta era il mio elemento, potevo trattarla, stamparla, tagliarla e piegarla per ottenere oggetti inimmaginabili».
Poi è arrivata Lucca. «Nel 2000 volevo cambiare città, ero indiceso anche su Bologna. Alla fine ha vinto Lucca, che quasi non conoscevo. L’ho trovata bella e rilassante, piena di verde. Allora il clima culturale era inospitale. Ma negli ultimi anni le cose sono cambiate, e negli ultimi cinque è letteralmente esplosa».
Il suo percorso professionale si è molto incrociato anche con la musica, di cui si è occupato anche come tecnico del suono. Ha realizzato le copertina di un album dei Beatles e dei Guns’n’Roses, ma anche dei Joy Division e Velvet Underground, più di 120 dischi, tra cd e lp.
E il computer, che ruolo ha? «Quando devo progettare qualcosa la partenza è carta e matita: sei o sette ore al giorno al pc, ma la matita è ancora lo strumento preferito. Disegno, faccio schizzi, e la matita mi offre dimensione e sviluppo di quello che ho in mente. Taglio, piego, faccio tante prove. Progetto interamente a mano. Mi piace conoscere tutte le tipologie di carta e come reagiscono alla piega».
Tuttavia, in Italia siamo ancora molto indietro per quanto riguarda il rapporto tra grafica e packaging di alto livello. In Germania e America (Texas) tutto questo piace molto, e ci sono aziende di livello eccellente. L’Oriente su tutti, con Cina e Giappone, fa il meglio. «Lavorano moltissimo in cartotecnica, perchè sono attenti al concetto di “presentazione” anche quando riguarda piccole cose». Il famoso amore per il dettaglio: non dimentichiamo che l’origami è nato in Oriente.
L’Italia va a rilento, ma sta sempre più incuriosendosi a questo tipo di prodotti. «Qui c’è poco interesse per la continuità che la confezione potrebbe avere. Se fai una scatola da scarpe che poi diventa qualcos’altro, addirittura un modulo scarpiera, valorizzi il marchio perchè non la butti via, e salvi l’ambiente. Il marchio resta, la carta non si sciupa».
Lifestyle più glamour ed ecologico, quello in cui le scatole e le confezioni non si gettano, a vantaggio di un uso personalizzato e imprevisto. —
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