Sicurezza
«Senza compostaggio ciclo rifiuti incompleto»
CAPANNORI. L’impianto di compostaggio è sparito dal dibattito politico e dai programmi amministrativi: è l’allarme lanciato dall’ex assessore all’ambiente Eugenio Baronti: «Il modello Capannori nella...
CAPANNORI. L’impianto di compostaggio è sparito dal dibattito politico e dai programmi amministrativi: è l’allarme lanciato dall’ex assessore all’ambiente Eugenio Baronti: «Il modello Capannori nella gestione dei rifiuti urbani è sicuramente un esempio positivo, e fa bene il sindaco Menesini a valorizzarlo e a schierarsi contro gli inceneritori e contro le scempiaggini di Salvini, che vorrebbe un inceneritore in ogni provincia. Del resto l’esperienza di Capannori è nata nel 2004, grazie alla forte opposizione portata avanti dalla sinistra e dalle associazioni ambientaliste negli anni novanta alla costruzione di un inceneritore a Casa del Lupo».
L’insieme delle politiche ambientaliste di Capannori, ricorda Baronti, prevedeva però anche un impianto di compostaggio, già deliberato al Frizzone dopo che, per volontà dell’ex sindaco Del Ghingaro, era stato cancellato da Salanetti: «Il progetto prevedeva un digestore anaerobico per produrre biogas che, se depurato, diventa biometano da utilizzare per autotrasporto, e un impianto di post compostaggio per il digestato. In questo modo i rifiuti organici di qualità raccolti in modo egregio da Ascit venivano sfruttati due volte, per estrarre il biometano e per essere trasformato in compost. Per questa ragione l’impianto era stato pensato al Frizzone vicino all’impianto di depurazione: per creare sinergie preziose in grado di razionalizzare e ottimizzare la gestione dei due impianti con grandi benefici ambientali, economici e occupazionali per i cittadini. Tutto questo fu oggetto di un interminabile dibattito politico, anche con toni polemici accesi. Poi tutto è svanito nel nulla grazie a una grande amnesia politica che ha colpito tutti, maggioranza e opposizione. La necessità e l’urgenza di chiudere il ciclo della gestione dei rifiuti a Capannori è sparita dal dibattito, nessuno ne parla più».
Oggi, sostiene Baronti, la politica ambientale di Capannori si concentra su cose marginali, «degne di attenzione per carità, ma vedere il topolino e non vedere la montagna è un errore imperdonabile. E la nostra montagna è d fatta da 12 mila tonnellate di organico esportato a giro per l’Italia; da centinaia di migliaia di tonnellate di fanghi di depurazione che potrebbero diventare milioni di metri cubi di biometano che ci permetterebbe di ridurre le emissioni nocive; da migliaia di tonnellate di pulper di cartiera per il quale, dopo trent’anni, si deve ancora trovare una soluzione ecologicamente sostenibile, che non è certo quella del pirogassificatore proposto a Fornaci». —
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