Toscana
«Ero interessato ma sapevo che c’era un ordine segreto»
VITE LUCCHESIFLAVIA PICCINNITi chiamano, e piangono. Ti chiamano, e restano in silenzio. Quando parlano, si vergognano come se la colpa fosse la loro. Dicono: sono stata una cretina, non so come...
VITE LUCCHESI
FLAVIA PICCINNI
Ti chiamano, e piangono. Ti chiamano, e restano in silenzio. Quando parlano, si vergognano come se la colpa fosse la loro. Dicono: sono stata una cretina, non so come possa essere accaduto a me. Invece accade a chiunque. E ovunque, in tutta Italia. A Lucca come a Palermo. Sono storie che durano cinque, dieci, vent’anni. Alcuni, ci passano dentro la vita e nemmeno lo sanno. Partecipano a una conferenza su erboristeria o antiche tecniche per dipingere, a un convegno sulla pace del mondo, aiutano a organizzare una mostra di quadri “dell’uomo più buono del mondo” o si danno da fare per mettere in piedi un concerto di musica classica. Incontrano persone nuove con cui stanno bene, si allontanano dai “vecchi giri” e dalla famiglia, partecipano sempre più spesso ad appuntamenti di una fantomatica associazione. E poi, lentamente, l’impegno diventa settimanale, giornaliero. «All’inizio – racconta una fuoriuscita – tutti erano gentili e comprensivi. Parlavano di cose che mi interessavano, mi lasciavano intuire che c’era anche altro». Parole simili, se non identiche, con Carmine Gazzanni – con cui ho avuto la fortuna di scrivere “Nella Setta” - le abbiamo sentite decine di volte. Parole di fuoriusciti che dipingono una realtà che sfiora quattro milioni di italiani. Per raccontarla abbiamo viaggiato da Nord a Sud, incontrando fuoriusciti ed esperti, sentendo confessioni di violenze indicibili e di abusi. Su Lucca abbiamo chiuso gli occhi (non del tutto, ma quasi) per un motivo forse codardo: è la città dove abbiamo scelto di vivere, in un futuro non troppo lontano. Eppure di racconti ne avevamo – dai gruppi di preghiera di ispirazione orientale che richiedono la decima e obbligano i fedeli ad aprire la casa -, e coincidevano con ciò che dicevano persone di simili gruppi in altre città.
Il giorno dell’uscita de “Nella Setta”, il Tirreno ha pubblicato un estratto che ha creato un piccolo terremoto in Toscana: si raccontava di un’organizzazione che ha la sede centrale a Pistoia, ma è presente anche a Lucca. È l’Archeosofia, si trova a Palazzo Pfanner, organizza ogni anno molti eventi. Fra i tanti testimoni, il lucchese T. ci ha raccontato: «Mi sono avvicinato perché mi interessavano i temi trattati. Sono entrato in un gruppo chiuso che guardava al mondo con sospetto e con interesse solo al guru. La pressione psicologica era palpabile. Ero lì per una cosa ideale: mi interessavano i temi, sapevo che c’era un ordine segreto dietro, si chiama Loto+Croce e viene raccontato nel terzo quaderno pubblico. Sapevo anche che, quando sarei stato pronto, il maestro mi sarebbe venuto a cercare. Così mi impegnavo per gestire la sede, fare bene quanto mi veniva chiesto. C’era però una gara a chi era più in vista, a chi faceva le cose con fede assoluta. Io non riuscivo a capire la fede cieca. Dopo le torri gemelle, tutti erano esaltati per l’autore della strage: aveva avuto il coraggio di morire per un ideale. Poco importava che fossero morte migliaia di persone. Mi sembrò folle. E quando chiesi di partecipare all’attività di un’altra sede, mi dissero che non potevo: appartenevo a Lucca. Qualcosa non tornava». —
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