Il Tirreno

Lucca

Carcere San Giorgio, padiglione pronto da un anno e mai usato

Federica Scintu
Carcere San Giorgio, padiglione pronto da un anno e mai usato

Si estende su due piani ed è costato circa 900.000 euro: «Non può essere aperto perché gli agenti non bastano»

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Un padiglione del carcere di San Giorgio grande, del tutto nuovo, mai utilizzato e destinato ad accogliere attività ricreative. Un padiglione che si estende su due piani, pronto da circa un anno, costato tra gli 800 e i 900.000 euro: un investimento effettuato con soldi statali che finora non ha avuto alcun impiego perché il personale della polizia penitenziaria non basta. Un padiglione che consentirebbe di avviare tanti nuovi progetti, indispensabili nell’ottica del reinserimento dei detenuti e della lotta alle recidive, ancora frequenti al San Giorgio. Uno spazio che darebbe un po’ di respiro visto il problema del sovraffollamento e che consentirebbe ai detenuti non solo di poter usufruire di maggiori attività curriculari ma anche di poter mangiare tutti insieme in uno spazio comune (ndr: il padiglione è dotato anche di un refettorio) invece che ognuno nella propria cella.

«Il problema è che nel carcere di Lucca non c’è molto da fare - spiega la garante dei detenuti Mia Pisano - un po’ è dovuto al fatto che il San Giorgio essendo tecnicamente una casa circondariale non un carcere e quindi ospiti detenuti che scontano pene più brevi, non ha a disposizione molte risorse economiche per organizzare progetti. Un po’ è anche dovuto alla mancanza di interesse da parte delle associazioni di volontariato di investire in progetti da avviare al San Giorgio».

Un’affermazione che suona come un grido d’allarme anche perché si inserisce all’interno di in una città che del volontariato ha fatto la sua cifra distintiva. «Le attività curriculari sono davvero poche al momento - spiega Pisano - i detenuti sono in tutto 106: in media all’interno della cella hanno a disposizione 90 centimetri di spazio utile a testa. L’utilizzo del padiglione nuovo è determinante per poterle prima organizzare e poi svolgere. Il problema è che il personale di polizia penitenziaria non è sufficiente: servirebbero almeno altri dieci o quindi agenti per poter aprire il padiglione. I detenuti sono in difficoltà - continua - ma lo stesso vale per il personale di polizia: lo dimostrano gli ultimi episodi ad alta tensione avvenuti all’interno del San Giorgio culminati con il detenuto che è salito sul tetto in segno di protesta poi convinto a scendere».

A oggi, stando a quanto riporta ancora la garante dei detenuti, che lavora all’interno del San Giorgio da ormai tre anni, sono attivi i corsi di pittura e teatro ma anche quello di italiano dedicato ai detenuti stranieri, che sono la maggior parte, oltre a quello di cucina. A questi si aggiunge poi l’attività nell’officina che è stata ricavata al pian terreno, attività curata dalla Caritas unica associazione di volontariato che al momento cura dei progetti al San Giorgio.

«Purtroppo i detenuti entrano ed escono in continuazione - aggiunge ancora Pisano, figura fondamentale che si inserisce tra Comune e carcere - alla fine del corso di cucina viene rilasciato l’attestato Haccp e a chi lavora nell’officina viene insegnato il mestiere del meccanico. Ma evidentemente non basta. Molti detenuti hanno tra i 18 e i 20 anni, c’è un’età media bassissima. I detenuti chiedono di essere trasferiti ad esempio nel carcere di Massa perché lì ci sono più attività avviate rispetto alla casa circondariale di Lucca. Ripeto: il problema è soprattutto strutturale e poi serve che il volontariato torni a fare la sua parte». —

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