Sicurezza
«Sette, un’emergenza globale Anche dietro l’angolo, a Lucca»
Gli autori del libro inchiesta raccontano i retroscena del lavoro compiuto «Uscire da questi gorghi è complicato. Le persone vengono annullate»
Per l’autore cileno Luis Sepúlveda le sette (con il populismo) sono «un’emergenza globale». Ma il globale è anche dietro l’angolo di casa nostra, se come hanno documentato la scrittrice lucchese Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni nel recentissimo “Nella setta” (Fandango editore), realtà del genere si anniderebbero anche in Toscana. «Il paravento - spiega Piccinni - è l’associazione Archeosofia, che ha più sedi in Italia, compresa una a Lucca». L’associazione Archeosofia legalmente è registrata a Pistoia, ma tiene le sue riunioni in palazzo Pfanner. Rappresentanti dell’organizzazione hanno negato ogni intento manipolatorio, ma testimonianze di “fuoriusciti” raccolte da Piccinni e Gazzanni farebbero pensare a meccanismi visti altrove. «Le sette - continua Piccinni - creano un meccanismo per isolare l’individuo da società e realtà. Il soggetto non è più se stesso, viene ferito sia sul piano fisico che mentale».
Nel libro raccontate storie di manipolazione. Esiste un profilo “ideale” di chi finisce nel gorgo?
«No. Ci siamo trovati di fronte a operai, professionisti, avvocati, medici. Chiunque può diventare vittima del meccanismo, spesso in un momento di difficoltà. Si crea un love bombing, un fiume di affetto verso chi vive un periodo buio. E accade attraverso uno schermo di corsi di erboristeria, pittura, mosaico. Il futuro adepto si sente considerato, e si passa allo stadio successivo».
Cioè si entra nella setta. Si possono tracciare caratteristiche comuni di più realtà?
«Innanzitutto c’è l’isolamento dell’adepto, che deve vivere solo per il culto. Poi c’è la struttura verticistica delle sette. Si crea un’aura di sacralità verso il guru, schermato ai normali adepti da un gruppo di discepoli privilegiati. Ed è il guru a indirizzare i desideri del gruppo. Ad esempio, se è più interessato agli abusi sessuali, la setta si indirizza su questo aspetto. Queti personaggi mostrano narcisismo e capacità manipolatorie».
Quanto conta, invece, il versante economico?
«Molto, come abbiamo documentato nella nostra inchiesta. Le persone che aderiscono sono spinte a fare donazioni e a gestire tutta la propria esistenza per l’organizzazione».
Avete parlato con molte persone fuoriuscite. Quali difficoltà incontrano nella riappropriazione di sé?
«È un cammino graduale e complicato. C’è chi per anni non aderisce più ai dettami della setta, ma rimane al suo interno. Chi esce deve avere grande forza di volontà, perché quando sei fuori ti ritrovi in un mondo che non conosci più, in cui non hai più rapporti con familiari, amici e colleghi. Abbiamo parlato con una persona non più in grado di pagare una bolletta. Nelle organizzazione si compie un continuo lavaggio del cervello. Tanti scappano di notte, tanti finiscono per tornare. Anche perché c’è il venir meno delle istituzioni».
Intende dire che in Italia, lo Stato sottovaluta il fenomeno?
«Sì, una sottovalutazione totale. Per punire queste sette si devono utilizzare reati collaterali come riduzione in schiavitù, reati finanziari, sessuali o circonvenzione di incapace. Servirebbe la possibilità di punire la manipolazione mentale, il meccanismo delle sette».
Reazioni particolari dopo l’uscita del libro?
«Sì. Abbiamo capito che tanti fuoriusciti si sono resi conto di non essere da soli e stanno cominciando a fare rete». —
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