L’assessore Del Chiaro: «Il decreto sicurezza peggiora la situazione»
Il pm aveva chiesto l’arresto del migrante-stalker ora libero E la nuova norma espelle dai centri Sprar i soggetti disturbati
LUCCA. Il pm Aldo Ingangi aveva chiesto al giudice la custodia cautelare in carcere per il ventinovenne della Guinea accusato di atti persecutori e resistenza a pubblico ufficiale per l’aggressione all’educatrice di una struttura di accoglienza di cui si era innamorato. L’immigrato era fermamente convinto di essere sposato con la donna di 35 anni che presta il suo servizio nel centro Caritas. «Abbiamo fatto anche il banchetto nuziale» ha precisato al giudice Matteo Marini durante l’udienza di convalida. E quando il togato gli ha imposto l’obbligo di presentazione quotidiana in questura e il divieto di avvicinamento alla donna, l’africano è caduto dalle nuvole: «Come non posso avvicinarmi a mia moglie!». Il guineano necessita di una perizia psichiatrica per capire il grado di capacità d’intendere e di volere. Tuttavia, nel caso in cui non ottemperi al divieto di avvicinamento, per il migrante scatterebbe immediatamente l’arresto e la custodia in carcere mentre il mancato obbligo di presentazione in questura costringerebbe la pg ad effettuare una segnalare al giudice che a quel punto valuterebbe l’inasprimento della misura. La decisione del giudice di non applicare il provvedimento custodiale nasce anche dall’assenza di precedenti comportamenti violenti nei confronti dell’assistente. In effetti la donna, prima dell’aggressione, non aveva mai denunciato le avances del migrante convinta di poterlo gestire anche perché, al suo arrivo in Italia, il ragazzo frequentava regolarmente i corsi e aveva imparato anche a parlare in italiano. Insomma, sembrava volersi integrare.
«Se avessimo uno Sprar per i soggetti vulnerabili queste cose non succederebbero perché le persone con problemi del genere sarebbero gestite in maniera diversa. E con il decreto Salvini le cose peggioreranno perché i titolari di protezione umanitaria, compresi i soggetti vulnerabili (vittime della tratta di esseri umani, persone affette da malattie mentali o sottoposte a tortura durante il viaggio, ecc, ndr), saranno espulsi da queste strutture e resteranno liberi sul territorio. Altro che politica della sicurezza». Luca Del Chiaro, assessore al Sociale del Comune di Lucca, è molto dispiaciuta per la vicenda accaduta mercoledì mattina in piazza San Francesco. Preferisce non entrare nel merito della vicenda ma lancia l’allarme sugli effetti, a suo dire nefasti, del decreto Salvini a partire dal depotenziamento dello Sprar, il modello di accoglienza virtuoso riconosciuto in tutta Europa. Gestito direttamente da Comuni e Province, lo Sprar è basato su strutture medio piccole e diffuse sul territorio, con progetti mirati per l’inserimento sociale e lavorativo dei migranti, e un controllo diretto degli enti locali sulla scelta degli operatori che si occupano del servizio. Il decreto Salvini lo affossa e dà una stretta anche sulla protezione umanitaria, finora la più concessa in Italia (le altre sono lo status di rifugiato e la sussidiaria): la protezione umanitaria ha a che fare non solo con il Paese di origine, ma con la storia personale del migrante e con il suo livello di vulnerabilità. —
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