Il Tirreno

Lucca

Parla Maria Grazia Cipriani (Teatro del Carretto) regista e attrice dello spettacolo in prima nazionale stasera al Teatro del Giglio 

«Il mio Don Chisciotte è un inno alla rinascita dell’utopia e alla ricerca di valori perduti»

Paola Taddeucci
«Il mio Don Chisciotte è un inno alla rinascita dell’utopia e alla ricerca di valori perduti»

il debuttoPaola TaddeucciCon i monumenti della letteratura mondiale di tutti i tempi si è già misurata. Basti pensare a Iliade, Odissea, Le mille e una notte, Pinocchio, i testi di Shakespeare: sono...

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il debutto

Paola Taddeucci

Con i monumenti della letteratura mondiale di tutti i tempi si è già misurata. Basti pensare a Iliade, Odissea, Le mille e una notte, Pinocchio, i testi di Shakespeare: sono alcune delle opere che in trentacinque anni di carriera ha adattato e diretto sui palcoscenici italiani e internazionali. Ora la drammaturga e regista Maria Grazia Cipriani, fondatrice del Teatro del Carretto, ci prova con un altro capolavoro: Don Chisciotte de la Mancia, dello spagnolo Miguel de Cervantes, che scrisse il primo volume nel 1605, cui dieci anni dopo seguì il secondo.

L'adattamento di uno dei romanzi più importanti della storia va in scena con il titolo “Ultimo Chisciotte” da oggi a domenica 25 novembre al Teatro del Giglio, a inaugurare la stagione di prosa. In prima nazionale, lo spettacolo vede alla regia la stessa Cipriani, affiancata da Jonathan Bertolai; gli interpreti sono Stefano Scherini, Matteo De Mojana e Ian Gualdani. «Sognare il sogno impossibile, combattere per ciò che è giusto, tentare anche quando le braccia sono troppo stanche, essere disposti a marciare all'inferno per una causa divina, raggiungere la stella irraggiungibile e seguirla, non importa quanto sia priva di speranza, non importa quanto sia distante». In questi versi tratti dallo spettacolo c'è tutto l'Ultimo Chisciotte.

« Un inno - dice l'autrice - alla rinascita dell'utopia, alla ricerca di valori che abbiamo perso o forse non abbiamo mai avuto. E oggi tendere verso questo è quanto mai necessario. Ultimo Chischiotte è uno scalcagnato vagabondo dell'impotenza, fascinoso e dannato, che continua a inseguire l'utopia, facendola giocare con la realtà. Un uomo che, come nel testo di Cervantes, si fa attore e personaggio per misurarsi con il polverio del palcoscenico come con il polverio delle cose e del mondo, perduto tra la realtà rappresentata e quella autentica». Non a caso lo spettacolo è senza scenografia. «La scenografia – spiega Cipriani - è lo stesso palcoscenico con i suoi elementi naturali: corde, scale, casse, fili, costumi e cantinelle (aste di legno per molteplici usi, nda). Specchio di quell'ambiguità dove tutto è finzione e insieme realtà». Così ecco Chisciotte mulinare una lunga cantinella a mo' di lancia e girare vorticosamente su se stesso, per poi cadere a terra come una pertica, sfinito dalla lotta. Oppure andare in soccorso di giovinette – ma sono solo costumi penzolanti e semoventi – che ai suoi occhi sono perseguitate e braccate da mostruose creature. Misurarsi con Cervantes, per la regista e per il suo Teatro del Carretto, è stato un altro passo nel cammino di ricerca e di sperimentazione, iniziato nel 1983 con “Biancaneve” - lo spettacolo d'esordio ancora molto richiesto e rappresentato - e mai interrotto. «Ma ogni volta – sottolinea Cipriani – il ventaglio si allarga e la ricerca si fa estrema, come in questo caso con un uso più corposo del testo e, per la prima volta nei miei lavori, il palcoscenico nudo. Era l'unico modo per rappresentare lo straordinario immaginario di Cervantes: non illustrandolo, ma affidandolo all'immaginazione».

Una sfida che sembra vinta, a giudicare dalla positiva accoglienza ricevuta nelle due mattinate riservate alle scuole. Il debutto alle 21 di oggi, con repliche domani alla stessa ora e domenica alle 16. Poi inizierà la tournee nazionale: al momento le date toscane già fissate sono il 29 novembre al Teatro Pacini di Pescia e il 13 dicembre al Teatro degli Industri di Grosseto. —

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