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Inchiesta “Mexal” Confermati in appello gli sconti di pena

PIETRO BARGHIGIANI

ALTOPASCIOCaduta l’associazione a delinquere, come già avvenuto per chi aveva scelto il rito ordinario, e rimasta l’importazione di 54,45 kg di cocaina dalla Colombia, gli sconti di pena per i sei...

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ALTOPASCIO

Caduta l’associazione a delinquere, come già avvenuto per chi aveva scelto il rito ordinario, e rimasta l’importazione di 54,45 kg di cocaina dalla Colombia, gli sconti di pena per i sei protagonisti dell’inchiesta “Mexcal” della Guardia di finanza di Pisa definiti in appello sono stati confermati anche in Cassazione. Tutti e sei avevano scelto il rito abbreviato nel giudizio davanti al Tribunale di Pisa.

Si tratta di Michele Belcari, 59 anni, di Cerreto Guidi, in primo grado condannato a 14 anni e 6 mesi come promotore dell’associazione a delinquere, reato poi cancellato in appello dove la pena è stata ridotta a 6 anni e 8 mesi. Stessa pena per Ferdinando Scremin, 58 anni, nato a Cittadella (Padova) e residente a Ferrara, esponente della Mala del Brenta, che in primo grado aveva preso 8 anni. Sentenze di 5 anni e 4 mesi per Donato Mecca, 58 anni, impresario edile, di Altopascio (7 anni a Pisa); Mirko Vasoli, 48 anni, di Aulla (7 anni e 4 mesi a Pisa); Gianfranco Loris, 57 anni, fratello di Ferdinando, residente a Ferrara (7 anni a Pisa); Enzo Pascoletti, 57 anni, originario di Grosseto, residente a Fucecchio (7 anni e 4 mesi in primo grado). La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai legali dei sei imputati confermando i verdetti della Corte d’Appello trasformati in esecuzioni delle pene in carcere.

Il carico di droga (principio attivo al 66,7 per cento) importato dal Sudamerica sarebbe servito, secondo l’accusa, a risollevare le sorti finanziarie degli imprenditori che avevano messo almeno 20mila euro a testa per l’operazione in cui i fratelli Scremin erano i contatti con i corrieri colombiani per commissionare la partita di cocaina. Il progetto era finito malissimo tra la fine di giugno e i primi di luglio del 2015. Prima il carico era sbarcato nel porto sbagliato, poi era arrivato il nucleo di polizia economico e finanziaria di Pisa che, seguendo il container, lo aveva prima intercettato e poi sostituito con una fornitura ben meno remunerativa di banane. —

PIETRO BARGHIGIANI

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