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Michela: le lotte per le donne, il jazz, Milano «Ma di Lucca mi innamoro ogni giorno»

flavia piccinni

il ritrattoflavia piccinni«Sono lucchese fuori porta, proprio fuori porta San Donato. Mio papà aveva inventato il primo grossista di carta della città e sono cresciuta con il “profumo della carta...

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il ritratto

flavia piccinni

«Sono lucchese fuori porta, proprio fuori porta San Donato. Mio papà aveva inventato il primo grossista di carta della città e sono cresciuta con il “profumo della carta gialla e camoscino” perché se non aiutavo in bottega dietro piazza anfiteatro niente paghetta!».

Esordisce così Michela Panigada, capelli cortissimi e corvini, un rossetto sulle labbra che le tinge di rosso, lo sguardo vigile di certe donne d’altri tempi che sapevano azzittire con una mossa la platea.

E davanti alle platee, Panigada ha passato gran parte della sua vita.

«La comunicazione – mi spiega - penso che faccia parte di me e della mia energia vitale, è sempre stata un mio punto di forza. In famiglia eravamo tantissimi. Cinque fratelli, genitori sempre molto impegnati nel sociale, gli scout come imprescindibile educazione alla vita, non solo percorrendo le strade delle nostre montagne, ma soprattutto l’incontro con le persone. Poi è arrivata la musica e i concerti con il Canzoniere Lucchese, le lotte, gli scontri con i fascisti in via Roma e il femminismo. Sembra pazzesco, a ripensarci ora», aggiunge Michela Panigada.

Lo sguardo si perde nel passato, e un’espressione esterrefatta le dipinge il volto.

«Sai, ho avuto con Marinella Lazzarini anche un processo in direttissima!».

Il riferimento è al 1977. «Tutto avvenne solo perché danzavamo come streghe con le granate fuori dal cinema porno Pantera. Fummo assolte con formula piena, ma che ricordi!».

Panigada mi racconta anche la sua altra vita, quella legata a Milano, durata oltre vent’anni: un matrimonio con un jazzista famoso, i master incentrati sugli eventi e sulla comunicazione, l’incontro con le radio libere, con canale 96 e radio popolare.

«La Milano da bere degli anni Ottanta, così frenetica, ma anche così ricca di opportunità mi ha permesso di mantenermi, sfilando come indossatrice morbida, quelle che adesso si chiamano curvy, e facendo ricerche di mercato come i test center e gli assaggi di cibi da provare alle 10 di mattina in piazza san Babila! Poi ho aperto la mia prima agenzia con una socia. Si chiamava Dive, acronimo per divertimenti intrattenimenti varie ed eventuali. Proponevamo eventi a tema e spettacoli nei locali di Milano e non, come per esempio a Santa Margherita e Portofino. Ma anche le “one night” dove selezionavo chi fare entrare alla porta, i cosiddetti mercoledì di Michela, con agenzie pubblicitarie e Mediaset, aiutavo gli autori di Canale5 ad avere idee creative. Dall’Araba Fenice di Ricci, all’Istant fashion performance, ma anche gli spogliarellisti per lo show della Carrà e molto altro. Con gli anni Novanta, dopo essermi specializzata come meeting planner, aprii una mia agenzia. La chiamai Oasi ovvero organizzazione animazione spettacoli intrattenimenti. L’obiettivo era lavorare con le grandi aziende nelle convention con uno staff di donne e quindi una creatività tesa ad utilizzare al meglio l’aspetto ludico, rispettando e valorizzando le donne stesse. Siamo riuscite a farne tantissime in Italia e all’estero».

Poi, alla fine, arriva sempre un momento in cui è necessario tornare a casa. Per Panigada quel momento arriva nel 2005, quando ritorna a Lucca.

«Tornai con il mio secondo marito. Ho organizzato mostre d’arte contemporanea e poi per dieci anni ho lavorato a Vorno, in una splendida struttura, ospitando ricchi miliardari americani, inglesi e star di Hollywood senza problemi di budget. Questo, come è facile immaginare, per una che organizza eventi è fantastico…».

Sorride ancora, questa volta con uno sguardo che pare raccontare di feste e di gioia.

«Ho potuto organizzare matrimoni da favola, fare l’opera nel salotto come ai tempi di Elisa Bonaparte Baciocchi, mostrare con il mio sguardo le cose meravigliose della mia città che amo follemente: dal cibo, alla musica alle bellezze architettoniche e paesaggistiche».

Quando parla di Lucca jazz donna, a cui è legata fin dagli esordi, Panigada si illumina: «È una certezza, un pezzetto di me che mi occupo di donne da sempre in questa città anche nel direttivo città delle donne. È faticoso portarla avanti perché, anche se ha quattordici anni, è finanziata molto poco».

Mi dice che il primo dicembre sarà al Giglio per la regia e conduzione del venticinquesimo anniversario dell’Associazione Nazionale Medici Artisti “Non Solo Ippocrate”.

Le domando come è stato tornare, lei strizza un poco gli occhi, lamenta la mancanza di strutture per eventi aziendali, mi spiega che a farne le spese sono spesso i giovani.

Mi racconta che lei adesso a Lucca non risiede più. Non nel luogo dove è nata, almeno.

«Sono andata a vivere, dopo qualche anno passato in città nella zona della Pelleria, in un paesino famoso per i funghi e le castagne. Sono tornata a Boveglio, dove andavo in villeggiatura da bambina. Amo la vita di paese così vera nella sua semplicità, così cruda. Mi piace stare fuori dal centro, e andarci sono quando ne ho bisogno. Forse perché la Lucca che ho lasciato, l’ho ritrovata identica».

E come le sembra questa Lucca eternata?

«Chiusa a circoli concentrici, spesso autoreferenziale, poco empatica. Quando scendo, spesso con il mio scooter, riscopro la mia città fatta di angoli di incanto e di meravigliose persone che si danno agli altri senza risparmiarsi e mi innamoro di nuovo, tutte le volte». —

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