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Infrastrutture, attacco alla politica Confindustria sul piede di guerra

Infrastrutture, attacco alla politica Confindustria sul piede di guerra

Il presidente Grossi: «Bisogna stringere i tempi per gli assi viari a Lucca. E il raddoppio della ferrovia, riusciremo a vederlo?»

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LUCCA. “C’è un elemento discriminante che consente di capire se e quando la politica ha voglia di investire sul futuro: le strategie in tema di infrastrutture». Il presidente di Confindustria Toscana Nord, Giulio Grossi, parte con toni soft: ma giunge al traguardo sparando a zero su governo e politica, che parla ma non fa, come sottolinea alludendo chiaramente agli assi viari, in materia di infrastrutture che invece, sottolinea Grossi, «costituiscono un indicatore perfino più attendibile della scuola. Il motivo è chiaro: investire nell’istruzione non trova opposizione dichiarata in nessuno, e quindi non è troppo “compromettente”; poi per la scuola non si fa abbastanza, ma il tema in sé non è divisivo. Le infrastrutture invece trovano regolarmente opposizione, talvolta anche molto agguerrita, ed è allora che scatta la discriminante».

Secondo Grossi, «un'opzione possibile è guardare al futuro, all'interesse collettivo e non immediato, e quindi, senza farsi spaventare dalla possibile impopolarità, informare i cittadini, spiegare, dare risposte, cercare il massimo consenso possibile e infine assumersi la responsabilità di portare avanti i progetti. Oppure, viceversa, non fare nulla di tutto questo, assecondando pregiudizi e posizioni ideologiche. Un atteggiamento molto comune, quest'ultimo, a livello nazionale e locale. Della realizzazione di infrastrutture troppi amministratori vedono con chiarezza le controindicazioni di breve respiro (le possibili penalizzazioni elettorali) mentre tengono in scarso conto i benefici a medio e lungo termine. Questo atteggiamento sta conducendo il paese su una strada pericolosa».

Il numero uno di Confindustria Toscana Nord non lesina strali al governo. « Promettere pensioni ed esborsi oggi - dice -, e poi pazienza se domani saltano i conti pubblici; introdurre norme che non contrastano a sufficienza abusi e illegalità, e poi pazienza se in futuro si generano problemi seri; compiacere - per tornare alle infrastrutture - comitati anti-tutto e poi pazienza se ci troviamo con una viabilità ingestibile, una rete ferroviaria inadeguata, flussi di traffico aereo non ottimizzati, rifiuti gettati per strada. L’importante è la prossima scadenza elettorale. Che tristezza; e che preoccupazione».

«Mi è accaduto più volte, essendo da tanto tempo nel sistema Confindustria, di sentire esperti della storia della nostra confederazione spiegare il nostro simbolo - l’aquila - come un richiamo al volare alto e al guardare lontano. Mi è venuto in mente questo quando ho visto i colleghi di Torino manifestare con tante altre persone della società civile a favore della Tav, opera impopolare per eccellenza. Qui da noi non abbiamo un’infrastruttura-simbolo come quella, ma in un certo senso la nostra Tav è l’aeroporto di Firenze: un anno fa furono gli industriali fiorentini a scendere in piazza, con la partecipazione anche di alcuni di noi di Confindustria Toscana Nord e di altri colleghi toscani».

«Accanto all’aeroporto, sono tante le opere del territorio Lucca-Pistoia-Prato che attendono da decenni di trovare concretizzazione. Razionalmente parlando, non si capisce perché. Una città come Lucca priva di tangenziale richiede con tutta evidenza un intervento che colmi questa mancanza; si dovrebbe discutere solo di come stringere i tempi per realizzare gli assi viari, non trovarsi da decenni in continui tira e molla. A Pistoia si sta lavorando al raddoppio della ferrovia fino a Montecatini; ma dopo la città termale rimarremo a un solo binario? Non si sa. Parliamo dell’unica linea ferroviaria che congiunge Firenze, e quindi anche l’alta velocità, con la costa nord della Toscana: dovrebbe essere un gioiello, tanto più che quasi ironicamente Pistoia è un polo importante del settore ferrotranviario».
 

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