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Lucca

«Addio, babbo e artista» Tutta la chiesa piange

Barbara Antoni Rossella Lucchesi
«Addio, babbo e artista» Tutta la chiesa piange

«Il cerchio si chiude», dice Mario, il figlio del pittore Riccardo Benvenuti 9 mesi costellati di tragedie: la perdita della figlia Alice e di Anna, moglie del pittore

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«6 marzo, 5 maggio, 13 novembre: il cerchio è chiuso. Il mondo per me è finito a marzo, con l’ultimo respiro di Alice. Poi un giorno di maggio te ne sei andata in punta di piedi per non lasciare Alice da sola a giocare con gli angeli». Nella basilica di San Frediano le parole di Mario Benvenuti attraversano un silenzio irreale, nella chiesa affollata per l’ultimo saluto al padre, il pittore Riccardo Benvenuti, stroncato da un malore martedì 13 novembre, mentre guidava la sua auto.

Sono tre date tragiche quelle che elenca: la morte della figlia Alice di 19 anni, della madre Anna De Liguoro, del padre, tutte in pochi mesi. «Mamma - continua - forse ci ha lasciato per non vedere la disperazione nei miei occhi. Ora tu, caro babbo, proprio metre speravi che in qualche modo si attenuasse per trovare un’altra logica di vita Un mese fa ci siamo visti a pranzo, ci siamo seduti nel posto di sempre. Eri affaticato, ma ho visto un barlume nel tuo volto: ti stati rituffando nel mondo dell’arte. Guardandoti pensavo “quello è l’artista con la a maiuscola”. Per me sei un padre, con pregi e difetti, ma l’amore non è mai mancato. Ero orgoglioso e un po’ geloso dell’ammirazione dei tuoi studenti. Sempre elegante, con gli occhiali colorati. Ultimamente non ho più seguito il tuo lavoro. Mi sono passate davanti tante opere: una bellezza idealizzata, interiore, che si materializzava su tela. Babbo e artista, addio».

Parole che trafiggono il cuore. Seguite dal messaggio della moglie Lucia, letto da un ’amica. «Lei e Anna - scrive Lucia - siete stati dei nonni fantastici. Alice si vantava del suo cognome, del suo nonno famoso. Non credevo che ci fosse un’altra vita: adesso spero che siate tutti e tre insieme, a ridere. Sorridi alla vita è il motto dell’associazione che abbiamo fondato nel nome di Alice». Il silenzio è incrinato dal pianto, dallo strazio di tutti i presenti, alcune centinaia. Il dolore di una famiglia diventa il dolore di tutti.

È l’epilogo di una cerimonia funebre toccante, officiata da monsignor Michelangelo Giannotti, che per tratteggiare la figura di Riccardo Benvenuti, uomo e artista di altissimo spessore, passa attraverso «i volti che hai dipinto, i cui occhi guardano lontano, partono dalla realtà del mondo ma guardano lontano, all’infinito, all’eternità di Dio».

All’inizio della messa, sono state le note struggenti della corale “Vieni dolce morte” di Johann Sebastian Bach ad accogliere il feretro coperto di rose rosse di Riccardo Benvenuti. Ad eseguirle al violoncello l’amico musicista del pittore, Severino Zannerini che durante la funzione ha suonato anche sarabande della Suite 2, 3 e 5 e un adagio di Giuseppe Tartini.

Un sabato mattina freddo e triste quello che ha vissuto ieri Lucca che si è fermata per dare l’ultimo saluto all’artista e accompagnarlo nel suo ultimo viaggio. Tanta gente in chiesa e sul sagrato già un’ora prima dell’arrivo del feretro, accolto dai familiari, i figli Mario, Paolo e Lucia, e dagli amici di sempre. Quelli che con lui hanno condiviso tanti anni e un lungo percorso professionale che lo ha portato a esporre in ogni angolo del mondo. «La comunità lucchese si stringe intorno alla famiglia Benvenuti - dice il sindaco Alessandro Tambellini -. Mi piace ricordare Riccardo, il mio professore, quando scendevamo le scale del liceo. Ci si deve interrogare sul valore dell’arte: ogni artista tende all’assoluto che si costruisce ne tempo e forse si raggiunge in questo momento, quando ci si stacca dalla terra e si raggiunge qualcosa di più grande». —

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