Il Tirreno

Lucca

IL CASO DEL RENE 

L’Asl di fronte al giudice non formalizza l’offerta di risarcimento a Dal Porto

Luca Tronchetti

L’azienda sanitaria contrariamente a quanto indicato dal suo legale  nell’udienza pubblica del 3 ottobre non quantifica il danno al paziente Il 6 febbraio prevista la sentenza

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA

Tanto tuonò che piovve. Al di là delle puntuali ed esaustive deposizioni dei consulenti tecnici del pubblico ministero - Davide Vicini, urologo biellese e docente universitario di Pavia e Luca Tajana, noto per la relazione conclusiva dell'autopsia sul corpo di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra uccisa nel 2010 - a cui non si sono contrapposti con domande e spiegazioni i legali degli imputati, c’era grande attesa per conoscere l’offerta di natura risarcitoria da parte dell’Asl a favore della vittima del caso nazionale di malasanità che vede al centro l’ex imprenditore Guido Dal Porto, 57 anni, di San Ginese, a cui era stato tolto per errore il rene sano anziché quello malato. Un’offerta che l’avvocato dell’azienda sanitaria locale, Marco Meoli, con poche ed efficaci parole aveva fatto capire al giudice monocratico Stefano Billet nel corso dell’udienza del 3 ottobre scorso. «All’udienza del 12 novembre l’Asl formalizzerà un’offerta di natura risarcitoria che possa soddisfare la parte civile». Tradotto: una proposta formale. L’Asl quindi sembrava avere già stanziato i soldi per il risarcimento (5-600mila euro). Ma al termine dell’udienza di ieri mattina nessuna proposta e nessuna disponibilità al risarcimento - almeno di fronte al giudice e quindi ufficialmente (se poi vi sono trattative segrete in corso tra le parti a livello pubblico non è emerso) - è stata manifestata. E senza un congruo risarcimento i tre medici sotto processo - Stefano Torcigliani, Giuseppe Silvestri e Claudia Gianni - rischiano una pesante condanna in primo grado per lesioni gravissime e irreversibili che hanno causato al paziente un’invalidità pari al 90%. Sarebbe uno dei primi casi in cui un’azienda sanitaria «scarica» i suoi dipendenti e li espone al rischio di una condanna praticamente certa.



Il giudice Billet, che da luglio è stato trasferito al tribunale di Pistoia come presidente della sezione penale, è in applicazione per concludere i processi più delicati evitando che si allunghino i tempi. Al termine dell’udienza di ieri ha fissato una data perentoria per la sentenza: il 6 febbraio 2019. Anche se dovranno parlare i consulenti delle difese, alcuni testimoni del pm e gli stessi imputati, il giudice vuol concludere l’istruttoria entro quella giornata. A costo di tirare sino a sera. Ergo: l’Asl ha tempo 85 giorni per trovare un accordo transattivo che consenta alla parte civile di uscire dal processo.



È rimasto in aula ad ascoltare le parole dei consuenti e del figlio Giacomo, Guido Dal Porto: «Se l’operazione fosse avvenuta sul rene giusto adesso avrei l’85% di possibilità che il tumore non si ripresentasse e invece ogni giorno vivo in uno stato d’amgoscia». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini