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Manifestanti diretti a Roma fermati per un’ora dalla polizia

Manifestanti diretti a Roma fermati per un’ora dalla polizia

Il pullman Lucca-Viareggio diretto alla manifestazione contro il decreto Sicurezza bloccato dai controlli: «Vogliono  ritardare la manifestazione»

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LUCCA

Pullman diretti a Roma per manifestare contro il decreto sicurezza, fermati per oltre un’ora dalle forze dell’ordine. «Vogliono far ritardare la manifestazione, così avvelenano il clima».

A denunciare l’accaduto è Gennaro Capasso, docente e membro Rsu Cobas. «Ci hanno tenuto fermi a Sette Bagni per oltre un’ora – Racconta – ci hanno fatto scendere dal pullman e ci hanno perquisito, filmandoci con delle telecamere e controllando i documenti. Ci hanno bloccato rischiando di far ritardare la manifestazione il cui concentramento era fissato per le 14. Inoltre, l’atteggiamento dimostrato non è certo stato utile a rasserenare gli animi».

Sull’accaduto c’è anche una nota firmata da Cobas Scuola, Federazione dei Cobas e Rifondazione comunista. «Il pullman partito da Viareggio e Lucca diretto a Roma per la manifestazione nazionale antirazzista in programma per oggi è stato fermato come gli altri pullman provenienti da varie città d' Italia. Tutti i manifestanti sono stati fatti scendere, schedati e sottoposti ad una perquisizione personale, dei bagagli con un controllo certosino anche di bandiere e striscioni. L'operazione ha ovviamente richiesto parecchio tempo e non contenti, terminati i controlli senza trovare nient'altro che panini, libri e vestiario, le forze dell'ordine hanno trattenuto i pullman per oltre 50 minuti. Mentre scriviamo veniamo scortati verso la metro dagli agenti della Polizia di Stato. Quanto sta accadendo rappresenta un fatto molto grave, una limitazione delle libertà democratiche e costituzionali ingiustificata e inaccettabile, una vera intimidazione che nulla ha a che fare con la sicurezza. Tutto questo – conclude la nota inviata da Cobas e Rifondazione – rafforza le ragioni per cui stiamo andando a Roma per dire no al Decreto Salvini che dopo il Minniti limiterà sempre più il diritto all'espressione e all'organizzazione del dissenso». —

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