Sicurezza
Padre molesta e perseguita la terapista che cura la figlia
L’uomo è un 41enne originario di Barga, la donna è una dottoressa pisana. Lettere, telefonate e tre coltelli lasciati in una busta appesa allo specchietto
LUCCA. La figlia ha bisogno di cure, così la porta da una terapista pisana. Ma il babbo della bimba si innamora della dottoressa, perde la testa e comincia a stalkerizzarla con lettere, messaggi e telefonate fino a lasciarle una busta appesa alla macchina con dentro alcune lettere e tre grossi coltelli.
Una brutta vicenda quella di cui si è discusso ieri mattina in tribunale a Lucca, di fronte al giudice dell’udienza preliminare Riccardo Nerucci. La procura ha formulato la richiesta di rinvio a giudizio per un 41enne originario di Barga, già sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento e di comunicazione alla terapista di cui si è malamente invaghito. Nell’udienza di ieri il giudice ha ammesso la richiesta dei legali dell’imputato, gli avvocati Enrico Marzaduri e Maria Santinelli, di un giudizio abbreviato condizionato, cioè subordinato all’accettazione e valutazione di una perizia psichiatrica. L’udienza è stata aggiornata alle prossime settimane, quando la difesa sarà in grado di produrre questa integrazione probatoria di cui il giudice terrà conto nel formulare il giudizio.
I fatti in questione risalgono al periodo che va dal giugno 2016 al marzo 2018. Dopo aver conosciuto la dottoressa che ha in cura sua figlia, l’uomo se ne invaghisce al punto da mandarle lettere d’amore – prima anonime e poi firmate – pacchi di libri, mazzi di fiori e perfino una banconota da 100 euro. Il tutto condito da telefonate e messaggi.
La dottoressa ci mette poco a capire quel che sta accadendo e così esprime chiaramente il suo rifiuto, avvertendo il padre della paziente di essere già impegnata in una relazione stabile. Ma la persecuzione non si ferma, anzi. Il 41enne continua a molestarla in modi sempre più pesanti fino a minacciarla. Un giorno lascia un pacco appeso allo specchietto dell’auto della terapista, parcheggiata fuori dallo studio. Dentro ci sono una quindicina di lettere e tre grossi coltelli.
La donna capisce che l’uomo è ossessionato e inizia ad avere paura. Per cercare di sfuggire a questa autentica persecuzione si trova costretta a cambiare abitudini di vita. Alla fine si decide a chiedere aiuto e a denunciare il fatto alle forze dell’ordine.
Il 41enne padre originario di Barga viene sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento e di comunicazione e successivamente la faccenda arriva in tribunale, con la procura di Lucca che chiede il rinvio a giudizio per i reati di molestie, minacce e atti persecutori (stalking) continuati.
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