Il Tirreno

Lucca

il mistero 

Ipotesi malore per l’uomo trovato morto nella baracca

PIETRO BARGHIGIANI

Secondo i primi accertamenti potrebbe essere un italiano che viveva di espedienti Nei prossimi giorni l’autopsia dal telefonino manca la Sim

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LUCCA

Sarà eseguita nei prossimi giorni l’autopsia sul corpo, in avanzato stato di decomposizione, trovato giovedì intorno alle 11 in una baracca di lamiera in mezzo ai campi lungo la ferrovia a Ripafratta, a poche centinaia di metri dal comune di Lucca. Il magistrato titolare del fascicolo, Sisto Restuccia, disporrà il riscontro autoptico per chiarire l’origine del decesso e, soprattutto, per capire se la morte sia stata provocata da cause naturali o da episodi violenti che, al momento, dall’esame esterno del corpo sembrerebbero esclusi.

Il cadavere si trova all’istituto di medicina legale di Pisa e nessuno fino a ieri sera aveva chiesto informazioni su quel corpo. Nessuno che si sia fatto avanti per sapere se per caso può appartenere a persone scomparse in zona o nelle province vicine. Silenzio totale.

L’identità dell’uomo resta un mistero. In assenza di documenti e con il solo cellulare rinvenuto nel tugurio, i carabinieri si muovono su più direzioni privilegiando la pista delle persone borderline costrette a vivere di espedienti ai margini della società. Per scelta di vita o per il rifiuto degli altri.

L’autopsia dirà se era anche un tossicodipendente e in quel caso il perimetro delle ricerche si farebbe più circoscritto.

Dal cellulare, però, manca la Sim card e questo non aiuta gli investigatori. La prima ipotesi è che il cadavere appartenga a un italiano, sui 30-40 anni, ma le condizioni della pelle e il lavoro degli animali selvatici lascia un margine di errore sull’età. Era il mese di aprile quando qualcuno è entrato nella baracca per l’ultima volta. Poi è tornato giovedì mattina scorgendo l’avambraccio destro sul bracciolo di una poltrona.

Sette mesi sembrano troppi per far risalire la morte alla primavera. Più probabili tempi più recenti con una stagione di alta temperatura che aveva consentito all’uomo di stare in canottiera.

La pista di una morte violenta non viene tenuta in grande considerazione.

Gli accertamenti vanno avanti per accertare l’identità del cadavere e solo con un nome sarà possibile contestualizzarne anche la scomparsa.

Un fine vita da dimenticato. Uno sbandato vittima prima della solitudine e poi di un malore fatale che ha spinto qualcuno a occiparsi di lui. —

PIETRO BARGHIGIANI

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